Markley (2024), Diluvio

AUDIO

1 Cosa è:

Un romanzo ambizioso, strutturato per blocchi narrativi che si ricompongono progressivamente in un mosaico coerente. Ogni blocco un protagonista e altri attori a quello funzionali. Il racconto immagina la devoluzione prossima ventura per la specie umana, una catastrofe ambientale globale prima annunciata poi palese, ma in entrambi i casi volutamente ignorata per l’interesse di pochi, ma potenti. Utopia negativa argomentata con scienze dure: fisica, chimica, dinamica dei fluidi e scienze molli: scienza della politica, sociologia, psicologia. Siamo in presenza di un racconto distopico.

2 Cosa funziona e cosa no:

Il romanzo alterna momenti di piacevole fluida narrazione ad altri in cui il ritmo si appesantisce, sia per questioni stilistico-lessicali, sia per la gestione non chiarissima dei blocchi narrativi. Il lavoro fatto è evidentemente molto: documentazione, dialoghi, personaggi, collocazioni. Talvolta la trovata narrativa riesce a sorprendere, ad emozionare, talaltra l’opposto. Per la costruzione, non sempre funzionano i numerosi flash-back, aggiungono verbosità, divagazioni, rompono il ritmo; poco o nulla introdotti, stilisticamente disallineati, generano un senso di discontinuità, di poca coerenza dell’insieme.

Ancora sullo stile e la sistematica, non sempre funzionano le pagine in forma collage di titoli o virgolettati, di articoli, saggi o report. In particolare, i report hanno incipit ‘thriller’, ammiccano all’avvio di ‘mission impossible’, salvo poi risolversi alla fine di molte pagine in poche righe, mentre, nelle molte pagine di mezzo, lunghe divagazioni su faccende personali, rimescolamento del proprio stare nel mondo, non funzionano da analisi della interiorità del protagonista e neppure finiscono per assolvere allo scopo tecnico narrativo per cui presumibilmente stanno: tenere assieme, richiamandone parti o eventi, alcuni dei blocchi narrativi in cui è segmentato il libro.

Convincente il ritmo narrativo sul campo delle politiche sociali securitarie, eco di molti eventi dell’occidente, specie nel giardino di casa americano: l’America latina. Plausibile lo sguardo su conflitti e derive autoritarie globali e locali, eco anche qui di avventure delle istituzioni in giro per il mondo negli ultimi decenni. Convincente il ritmo per la parte sulle tecniche urbane di disobbedienza sociale, eco di Occupy Wall Street, Ultima generazione, e così via. Allo stesso modo per la narrazione di isole ecologiche compatibili ed autosufficienti, eco di comunità di varia ed eventuale teologia, entità neo-rurali, parchi ecologici integrati con l’economia locale, il Km zero, …;

Invece suona superficiale la qualità della narrazione sul politico, quando non diviene fraseggio apodittico fine a se stesso: assente ogni riferimento raziocinante o come realisticamente funziona la mediazione nell’arena degli interessi; le contraddizioni e la platea delle compagini storicamente determinate che compongono un’assetto egemone di interessi a discapito di altri. E ancora, la strategia divergente della opposizione sociale, le tendenze autoritarie, l’insorgere di movimenti eversivi sono inizi promettenti che finiscono però per rappresentare una dialettica poco credibile, tutta emotività e protagonismo di singoli. Poco utile se lo scopo (come sembra) è anche disvelare tecniche manipolatorie, ragioni ed opacità della sfera politica di ogni latitudine.

3. Ideologia e semplificazione

Perchè il punto di questo sincopato lungo racconto è che tutto è sempre chiaro, univoco. Come nei fumetti dei super eroi esiste il bianco o il nero, altro non c’è. Buoni o cattivi. Giusto o ingiusto. Aree grige nessuna. Non dico Pirandello*, ma almeno il dubbio che le cose siano più complesse di così: i poli sociali sono i protagonisti della vicenda, e, nonostante l’apparenza narrativa, stanno in simmetrica afona opposizione, non in liquido conflitto. I costrutti ideologici sono ridotti alla retorica dell’iniquo reddito acquisito ovvero dello status (permanente) di intonsi oppositori, e stop.

La suggestione critica è rivolta al modo di produzione capitalistico-industriale, cioè XIX e XX più che contemporaneità. Niente turbo finanza, geo-politiche commerciali, stable-coin e blockchain. Però, visto che ci si chiede di leggere oltre 1300 pagine, altrove definite ‘epiche’ e vedi alle note, pare ragionevole una qualche aspettativa letteraria su logiche del conflitto, strutture funzionali o disfunzionali in relazione ad assetti, sul farsi e disfarsi di conglomerati di interessi. Invece, la critica al modo di produzione assume un connotato di maniera, un ammiccare a chi si attende un cenno proprio in questa direzione. Resta un romanzo, non ci si aspetta un Picketty o saggistica da ‘crisi del crisis management’, o le riflessioni sulla funzione della guerra di un Morin*, o le contraddizioni della globalizzazione, della precarietà permanente e la necessaria ambiguità identitaria, eco di un Baumann* per esempio. Ma, ecco, visti i propositi, dimensioni e complessità, ci si aspetta una prestazione adeguata, da romanzo complesso, di livello.

Per dire, l’dea della psico-storia di Asimov* fu espediente narrativo per suggerire al lettore la non casualità della Storia e (qui il punto) le possibilità attuale, operativa, della manipolazione sociale. Lì l’URSS totalitaria e manipolatrice era rappresentata in trasparenza, così come la importanza della vigilanza civica, del pensiero critico, il tutto nei limiti di un racconto di fantascienza certo, ma non è che si chieda altro. E allora potremmo anche citare Orwell*, no?

4. La carente psicologia degli attori

Superficiali sono i tratti psicologici dei protagonisti, minima la strutturazione delle personalità, eppure fioriscono le pagine esistenziali e i dialoghi tra il protagonista del capitolo e sé stesso o con i comprimari. Tutti restano identità abbozzate. Suggerimenti conoscitivi dell’animo umano che non vengono approfonditi. L’esito sono figuranti invece che attori. Uomini e donne lievitano a mezz’aria, e restano più verso la superficie che l’altezza, o la profondità se si preferisce. Ipotizzato il lettore, cioè l’enclave di riferimento, difficile non pensare alla ricerca del facile consenso ricorrendo a stereotipi correnti, a diffusi pregiudizi.

5. un confronto facile

Per dire, manca un McCarthy dove il male agito è tragico in senso etimologico, emotivamente profondo, esito diretto della complessità morale degli attori. Chi ha letto La Strada* lo sa. E potremmo citare Conrad*, Agota Kristhof* (ecco, a proposito di ‘opera epica’), Saramago*, e via elencando. Non c’è proprio partita se confronti i protagonisti di Diluvio con il dettaglio analitico e le dinamiche sociali dei protagonisti di questi altri autori.

Eppure la necessità narrativa di un simile approfondimento, o proposta, è palese. Si avverte una mancanza essenziale nel non indagare il profondo dei protagonisti, non contrapporre un io pubblico a un io privato, non costruire sinfonie di caratteri e interazione sociale per poter poi dar conto della varietà delle complessità esistenziali, delle dinamiche interpersonali. Un esempio? L’eroina, che è poi la protagonista di tutto il romanzo, agisce investita dalla Verità. E’ una novella Giovanna D’Arco. Assente ogni analisi, parla, agita la propria e l’altrui vita, inventa brillanti escamotage, scandalizza. Ma resta tutto nell’apparenza, suona tutto ‘chiacchiere e distintivo’.

Ella devìa, cioè dà segni di volontà distruttiva di sé, del propio intorno emotivo, e al contempo dà prova di pervicacia inattaccabile, di più: di sovrumana coerenza. Eppure un ossimoro così foriero di un salto qualitativo della narrazione viene lasciato nella sua apparenza, mancanza di estetica, di un nulla di speciale. Dinamica psichica? Zero. Sguardo umano? Zero. Integrazione nel vissuto dei successi, dei fallimenti, in una qualche unità storica del sé? Zero: successi o fallimenti sono motivo di gioia o di rammarico, e quindi? Altro non è dato sapere. Ancora una volta Esteriorità, assenza di orizzonti intimi, umani. Alla fine resta l’egoismo dei ricchi come spiegazione del tutto. Comodo, facile e un tantino offensivo verso il lettore. Un appuntamento mancato o, peggio, rifuggito.

Stephen Markley, (2024) , Diluvio. Einaudi, Torino. €26,00. Ebook ISBN 9788858446645. Traduzione di Manuela Francescon e Cristiana Mennella


Note in margine

Anche l’intervista di ‘Domani‘ più che aiutare a comprendere profondità che ti viene sempre il dubbio di non aver colto, sembra confermare l’opposto: il senso di assemblaggio su un tema à la page e di poco arricchimento intellettuale. Credo, credo, è una sensazione motivata da qualche periodo meno fluido o poco chiaro e da episodiche sviste, che la traduzione talvolta non aiuti, ma, avviso il lettore, non ho letto in originale per cui è proprio una sensazione, non altro.

________

Contra: il libro ha ricevuto commenti molto positivi, a titolo di esempio:

__________

* autori e testi citati:

Morin, E., (2023), Di guerra in guerra, Cortina, Milano. per la recensione vedi qui

Asimov, I., Trilogia galattica, Mondadori, Milano, varie edizioni

Orwell, G., 1984, Mondadori. Milano, varie edizioni

McCarthy, I., (2006), La strada, Einaudi, Torino

Pirandello, L., Sei personaggi in cerca d’autore, Mondadori. Milano, varie edizioni

Baumann, S., (2006), Vita liquida. Laterza. Bari

Conrad, J., Linea d’ombra, Mondadori. Milano, varie edizioni

Kristhof, A., (2000), Trilogia della città di K, Einaudi, Torino

Saramago, J., (1995), Cecità, Feltrinelli, Milano

– Last Updated on 14.04.26 by wv

image_printStampa

Views: 1

Leave a Comment