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I fatti, le parole
Quando il 7 ottobre 2023 Militanti di Hamas torturano, violentano, uccidono, stanno compiendo atti il cui fine è liberare la loro terra?
Quando il governo di Israele fa deliberatamente morire per fame e malattie i palestinesi, ruba loro terre e case, sta compiendo atti il cui fine è rendere sicuro il futuro della popolazione di Israele?
Quando il governo russo distrugge pediatrie, centrali energetiche per scaldare i civili, avvelena i propri dissidenti, suicida i propri oppositori, sta compiendo atti a tutela della popolazione russofona che abita in paesi terzi?
Quando il governo degli Stati Uniti umilia, separa bambini dalle proprie famiglie; crea milizie paramilitari interne; rende opache le elezioni politiche; bombarda paesi terzi, minaccia guerre per annettere territori in Europa, sta compiendo atti a tutela della popolazione statunitense?
I campi di rieducazione cinesi per le minoranze, la incarcerazione dei poeti, la creazione di corti giudiziarie asservite, la rivendicazione di sovranità su cittadini che non la vogliono, sono atti il cui fine è la tutela della popolazione cinese?
L’arresto dei competitori politici in Turchia, la guerra alle popolazioni kurde, la occupazione di stati terzi serve al benessere della popolazione turca?
I programmi politici delle formazioni di estrema destra europei hanno come fine la costruzione di Stati plurali, autonomi e cooperanti, rispettosi dell’individuo, della parità di chances, della libertà individuale di scegliersi la vita da vivere, della pace?
Impiccare, sparare agli occhi per rendere cieche le donne, torturare gli oppositori, serve a rendere felice la propria popolazione e stabile la repubblica di Iran?
Quando società benestanti, affluenti, lasciano morire per annegamento o nei campi di concentramento i migranti o li abbandonano al nostro destino nelle nostre strade, stanno tutelano il nostro benessere, la nostra sicurezza?
Cosa hanno in comune questi fatti? Da un punto di vista logico non sembrano atti orientati allo scopo apparente, lo scopo dichiarato. L’evidenza dei fatti si oppone allo scopo dichiarato.
Fame, cure mediche, ambiente, sessualità, sicurezza, giustizia fiscale, sono ambiti della vita che riteniamo “naturali”, rientrano nei diritti non negoziabili, diciamo nei diritti per cui accettiamo di giocare al gioco di cittadino di questo paese. Nella storia come nel presente, chi detiene il potere usa questi ‘asset’ come strumenti di governo. In tempi di pace, in società affluenti, negare il reddito minimo o il necessario per il cibo, ridurre l’accesso alle cure in ospedali pubblici, far pagare ad alcuni e nulla ad altri, indicare chi si oppone come immeritevole di ascolto, usare la legge come mezzo di consenso o propaganda politica, sono tecniche per controllare persone e gruppi. Uno spazio sociale che va dalla cooptazione del consenso alla repressione. Modi non dissimili da quel che accade in forme più crude nei conflitti più severi, identici sono i beni: il corpo, la vita.
Violenza, tecniche di governo
Queste tecniche di governo non colpiscono tutti allo stesso modo. Colpiscono in modo sproporzionato i corpi considerati “minori”, i gruppi già marginalizzati da altre precedenti tecniche di governo.
Le stesse parole con cui scegliamo di nominare le cose che ci capita di vivere, con cui le valutiamo nella nostra personale o sociale gerarchia morale, non sono parole neutre, sono orientate a valori, dunque dotate di senso, sensate, in relazione a interessi differenti.
La giustizia non è un concetto astratto. È una delle forme importanti di coabitazione: riguarda come veniamo trattati, quali diritti abbiamo riconosciuti e chi ha il potere di riconoscerli, centellinarli o negarli. Quando lo Stato o un esercito usano gli spazi di libertà o il corpo delle persone come campo di battaglia, la questione della giustizia si fa urgente, concreta.
Oggi la guerra è possibile, il mainstream che attraversa l’Europa non mi piace. I nazionalismi sono ipotesi rozze di vita con gli altri. Non sono conservazione dei valori identitari, sono guerre a venire e distruzione di identità.
I nostri vertici politici mi paiono inadeguati, imbarazzanti, pericolosi per i nostri interessi e diritti acquisiti.
I post che seguono, ed hanno titolo ‘Sotto la Guerra’, sono una riflessione per spiegare perchè ho queste preoccupazioni e dare il mio contributo nel modo più onesto. Sono anche un modo, è la mia utilità, per dare una qualche sistemazione a letture ed esperienze fatte, complete, incomplete, eterogenee, suggestioni e confronti avuti, persone per me belle che ho conosciuto. Memoria.
Chi ha piacere può collaborare, scrivendo del suo o integrando o correggendo quel che c’è.
I singoli post hanno tre possibili letture. Tre livelli.
Un post per studenti
– Il primo è il testo del post. La scrittura è sintetica, affine ad una scheda, con un linguaggio comune, anche a costo di qualche generalizzazione o sintesi eccessiva. Lo scopo è mostrare a cosa far caso per comprendere gli eventi che accadono, secondo la mia opinione, ovvio, e da una prospettiva criminologica in senso generale. Le parole in corsivo sono parole o idee chiave del discorso.
- Per ragioni tecniche il post è meglio leggibile sui desktop.
Cellulari, Tablet e portatili sacrificano alcuni aspetti grafici che sono stati studiati per meglio fruire del testo.
Un post per approfondire
– Il secondo livello sono le note. Oltre a servire da sostegno o giustificazione a quanto scritto nel testo, hanno contenuto più tecnico, forma più discorsiva e con maggior attenzione linguistica. Lette insieme al testo trasformano il post in un piccolo saggio, un long read. Nelle note, nomi propri, luoghi, leggi e norme sono enfatizzate per costruire una mappa visiva dei rimandi e dei luoghi del discorso. Essendo affermazioni meglio circostanziate offrono motivo di critica con miglior agio.
Un post per connettere aspetti della vita quotidiana
– La terza è la connessione con saperi che escono dallo stretto ambito criminologico o sociologico, i soli campi su cui ho dalla mia alcune letture sistematiche.
Il tentativo è indagare come un fatto importante della vita associata abbia punti di contatto tra saperi solo apparentemente distanti l’uno dall’altro: moda, musica, arte. Ogni post ha richiami a questi saperi. Gli uni compendiano gli altri, per dir così.
Quest’ultima è la parte per me più irrituale e tale deve essere considerata.
Per questi tre motivi i post sono aperti al contributo di chi ne ha voglia, mi piacerebbe, e sempre in aggiornamento.
Tutti i post vengono pubblicati sotto il titolo ‘Sotto la guerra’, specificando poi l’argomento. Dire sotto la guerra significa alludere a più cose contestuali:
Sotto la guerra
– intanto a radici, a meccanismi, alle condizioni di possibilità della guerra o di un conflitto sociale alto. Dunque a tutto ciò che precede o che appare inevitabile se lasciato operare.
– Poi allude al punto di vista di chi non decide, ma subisce. I soggetti schiacciati sono incolpevoli, stanno sotto e sono la maggioranza. Si chiamano vittime.
– Ancora, ‘Sotto la guerra’ allude a quel che non si vede, a ciò che resta opaco a chi non ha mezzi.
– Non ultimo, il titolo ‘Sotto la guerra’ allude alla critica come atto essenziale della vita pubblica e no. Critica di chi non condivide, non approva, subisce, disvela o almeno ci prova con quel che ha e sa. In sintesi, al motivo per cui il conflitto sociale è sempre un bene, ma la guerra contro altri o contro il nemico interno dei decisori in carica, no. La guerra è un’altra cosa.
Ho avuto la fortuna di poter crescere nella pace e di potermi curare, bere acqua pulita e cibo adeguato, di studiare e leggere ciò che mi piace. Ho un debito sociale in questo. Per quel che vale, restituisco.
P.S.
- Per lettori ipovedenti, tutti i post hanno un elevato contrasto tra font e sfondo. Può essere che, ad altri, un tale contrasto dia un leggero fastidio, in questo caso diminuire la luminosità dello schermo dovrebbe risolvere. Per la stessa ragione è presente la lettura del testo, un file audio in inizio di post. Purtroppo il file audio non contempla la lettura delle note, è una parte mancante importante.
- Ognuno di questi post costa ore e lavoro, il che non significa che vi siano contenuti di valore ovviamente. Chi vuole può farne l’uso che crede, unico vincolo i termini d’uso delle Creative Commons come specificati a piè pagina del blog
- Tutti i post vengono aggiornati secondo occasione, le note in particolare, anche molto tempo dopo la pubblicazione originale.
I post della serie ‘Sotto la Guerra’ sono dedicati alla memoria di:
Federico Cantaluppi. 1924, Como. Anarchico, ucciso in strada dai fascisti a furia di botte. Non si è mai tenuto il processo contro gli assassini. Similmente al caso Regeni, le autorità dissero che causa della morte fosse stata la caduta, ubriaco, dalla bicicletta. Per timore di ulteriori violenze fasciste i famigliari distrussero tutti i documenti e le fotografie che lo riguardavano.
Primo Levi. 1987, Torino. Testimone dell’abominio del nazismo e della persecuzione ebraica. Suicida
Giulio Regeni. 2016, Il Cairo. Dottorando, ucciso con torture atroci. Il processo agli imputati, alti ufficiali del governo al-Sisi attualmente in carica, è in corso (marzo 2026)
Crediti / Credits
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CC BY-NC-SA 4.0
WhatsApp · Bluesky · Lo Strappo. Quattro chiacchiere sul crimine
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