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Non esistono comunità1 senza crimine2. Perfino nelle case di dio il crimine è merce diffusa.3
Crono mutila il padre, divora i propri figli; Prometeo crea l’uomo con l’argilla e ruba il fuoco agli dei per dargli vita; Edipo uccide il padre, sposa la propria madre…
Il peccato originale è la violazione che inaugura la storia e sofferenza umana; Caino uccide il fratello; Il vitello d’oro sancisce il tradimento…
È stato detto, ci sono crimini perché esistono leggi che li creano. Se non ci fossero quelle leggi non ci sarebbe alcun crimine. Osservazione meno banale di quanto forse appaia, se si concorda con l’idea che la legge crei la realtà: da oggi questo non si può fare; da domani si dovrà pagare questa imposta; il genitore è responsabile del proprio figlio, se minorenne; eccetera. 4
Ogni comunità si dà norme di convivenza
Tuttavia la contestazione non coglie il punto: ogni comunità si dà norme di convivenza, anche la più piccola, anche la meno verticale .
Una coppia è una comunità, il più piccolo dei gruppi, e chiunque abbia amato sa quante norme vi siano in quel vivere (per non parlare delle particolarità dei gruppi a due). 5
Nell’isola di Robinson Crusoe e Venerdì per convivere non serve un manuale di diritto, funzionano le aspettative: ti ho salvato la vita, mi aspetto che tu non mi mangi; ti ho mostrato generosità, mi aspetto che tu mi sia amico.6
Dove esiste una norma riconosciuta da un gruppo, lì vi è una qualche forma di comunità.7
Le aspettative diventano consuetudini, usi, obblighi reciproci. E un obbligo presuppone un diritto.8
A volte le norme definiscono ciò che non è tollerato. La soglia oltre la quale non si deve andare. Diciamo, dove esiste una norma altri comportamenti (se noti) vengono esclusi.9
Comunità giuste, comunità ingiuste
Altro discorso è se quella comunità sia giusta: ci sono un sacco di luoghi, società, regimi, in cui non vorremmo mai vivere, come ci sono molte norme che vorremmo cambiare.10
Chi contesta l’ordine esistente ne propone allo stesso tempo il superamento. Una sorta di legge del mutamento.11
E’ stato osservato che nel corso delle crisi la fine è tanto avvertita quanto incerta nell’esito, tanto più se prefigura un capovolgimento dei rapporti esistenti. Un vuoto, un regno di mezzo, in cui il vecchio è pregiudicato, mentre il nuovo non è certo.12
la violenza diventa attuale, se l’esistente criminalizza il nuovo
In quel vuoto, chi governa ha campo libero.13 Se chi governa definisce criminale o nemico chi propone il mutamento, la violenza diventa attuale, più che possibile.14
Mi pare si possa convenire che i comportamenti criminali non sono di interesse generale per sé stessi, ma in quanto acquistano un senso in relazione al contesto più ampio in cui si sviluppano.15 Diciamo, al minimo possiamo sempre interpretarli come un indicatore dei tempi.16 Un aspetto, questo, che ci sfugge quando ci appassioniamo alle singole vicende criminali.
Nei post proponiamo questa chiave di lettura: l’apparire, il rafforzarsi o il venire meno di comportamenti criminali danno indicazioni sullo stato dei tempi e, forse, sulle tendenze evolutive.
Ma non sono predizioni.
Un conto è osservare come le cose evolvono altro è predire come le cose andranno indipendentemente dai fatti osservabili.
A me pare che ogni predizione di questo tipo porti con sé una suggestione ed un pericolo. Quindi evito.
Dio, Natura, Scienza, Storia. Se li cita chi governa è il momento di preoccuparsi
La suggestione. A chi non piacerebbe prevedere il futuro? A chi non piacerebbe prevedere gli accadimenti a venire grazie a Scienza o Illuminazione divina, grazie alla conoscenza delle Leggi naturali o della Storia? Quale che sia la fonte, la fascinazione è la stessa.
Predire quali crimini emergeranno ha il vantaggio di poterli impedire, predisporre efficaci azioni a tutela: succederà così, allora adesso faccio questo. Al minimo sarò ben preparato.17
Il pericolo. Contestare è difficile se le scelte di governo sono giuste secondo le leggi della scienza, della Natura, della Storia o per la volontà di Dio .
Quando diciamo che un certo comportamento è contro natura non stiamo forse chiamando la Natura a confermare la nostra posizione e condannare i diversi?18 Quando diciamo che lo vuole Dio, non stiamo forse dicendo che Dio è dalla nostra parte e chi ci critica è contro Dio, prima ancora che contro di noi?19 Allo stesso modo, quando diciamo che la Storia è dalla nostra parte, non stiamo forse dicendo che vinceremo sicuramente e chi dissente è nemico?20
Un conto sono i fatti, altro conto è il governo dei fatti (e delle idee)
Parlare di una tale prevenzione non è parlare dei fatti (criminali), ma del governo dei fatti (o delle intenzioni…).21
Governo, cioè la relazione di potere tra chi governa e chi è governato.
In questo senso, lo scarto temporale tra quel che dico potrebbe accadere domani e quel che per certo faccio oggi è facile via per abusi di potere.22
L’uso disinvolto della parola prevenzione ha il vantaggio di restituire una immagine di buon governo: intervenire prima che un crimine accada appare sensato a chiunque. Per di più se si ha dalla nostra il sostegno delle leggi di Natura, di Dio, della Scienza, eccetera.
Ma, nei fatti umani, il campo degli interessi che viene tutelato da una simile prevenzione non è necessariamente l’interesse della generalità dei consociati.23 E questo è un grande pericolo.24
Diverso è, invece, osservare quel che succede e trarne indicazioni su come le cose stanno e come potrebbero evolvere in futuro, e disporre provvedimenti.
Un conto è creare adesso qualche cosa per quel che ancora non c’è, ma penso accadrà; altro è osservare un fatto in corso di svolgimento e cercare di capire come evolveranno le cose.
Il prossimo post di ‘Sotto la guerra. 05 i crimini che ci aspettano’ parla di questo secondo aspetto: quali reati emergono con regolarità in contesti di crisi sociale grave? Quali sono i reati che incontra, subisce o rischia di commettere chi vive dentro quei contesti?
In ogni forma di conflitto importante non cambia solo la geopolitica, cambia anche la criminalità cioè le sue tipologie, i suoi autori, le sue statistiche. Cambia perfino l’atteggiamento verso chi i crimini li commette.25
Non esistono comunità senza crimine. E il significato cambia secondo la forma del loro apparire e succedersi. Del conflitto collettivo, la guerra è una delle forme più estreme.26
NOTE
-> Questo è il terzo post di una serie dal titolo ‘Sotto la Guerra’, categoria ‘Guerra’. Ad oggi, sono stati pubblicati i sottotitoli: 00 — Introduzione; 06 Deumanizzazione.
Ricordo che ogni post è organizzato su due livelli: il testo immagina un lettore tipo di 17 anni, o al terzo anno delle superiori; il testo più le note un lettore universitario o con competenze professionali. La parte audio è per chi ha difficoltà di lettura, qui le note non vengono lette. Per altri aspetti di metodo vedi alla Introduzione<-
NB: Salvo dove diversamente specificato, i link citati sono stati verificati il 04.04.2026
- Per quanto all’idea di comunità, si tratta di un oggetto più complicato di quanto nel linguaggio comune appaia.
E’ -per questo- motivo di ampia analisi nelle scienze sociali, cfr. Busino, Giovanni. (1978), voce “Comunità” in Enciclopedia Einaudi. Torino, Einaudi. Vol. 3 p.696 e ss.. così come in monografie, per es. Bagnasco, Arnaldo. (1999), Tracce di comunità, Bologna, Il Mulino o, piuttosto particolare per il punto di vista, Agamben, Giorgio. (2001), La comunità che viene, Torino, Bollati Boringhieri.
In questo post, l’oggetto Comunità non viene differenziato da altri, come Gruppi, Società, ecc., per ragioni ad un tempo pratiche, questo non è un manuale e nemmeno una pretesa, e di facilità espositiva (vedi 00 — Introduzione su questo punto) e perchè ci si appoggia alle argomentazioni sulla “funzione di Status” e di “potere deontico” di Searle, R., Jhon. (2010), Creare il mondo sociale. La struttura della civiltà umana. Trad. Feis, Guglielmo. Milano, Raffaello Cortina. p. 119 e ss. “Ricordiamoci sempre che lo scopo della creazione della realtà istituzionale … [è] di creare e regolare relazioni di potere non solo tra le persone e gli oggetti, ma anche le attività delle persone e le relazioni di potere che non soltanto governano, ma costituiscono le attività stesse” p. 140 e ivi “…dal punto di vista ontologico per creare una realtà istituzionale minima servono esattamente tre cose: (1) esseri umani … (2) intenzionalità, inclusa l’intenzionalità collettiva che comprende la capacità di imporre funzioni a oggetti o persone e (3) un linguaggio con cui eseguire atti linguistici dichiarativi …” p. 144:
v. anche Ceri, Paolo., Gallino, Luciano., Garelli, Franco., Milanaccio, Alfredo., Scamuzzi, Sergio., (1997), Manuale di sociologia. Torino. UTET. p.87 e ss sulla strutturazione dei sistemi sociali;
↩︎ - Per quanto al crimine, in generale ci riferiamo a quei comportamenti considerati tali nella nostra legge penale, salvo precisazioni critiche, e nelle norme internazionali (crimini contro l’umanità, crimini di guerra, …).
Chi si occupa professionalmente di criminalità e crimini condivide -immagino- la costante preoccupazione per cui la legislazione penale è campo di battaglia ideologica, cooptazione di facile consenso: proclamare che si darà più carcere a questo o quel comportamento che crea allarme suonerà pure rassicurante per chi nella vita si occupa di altro e teme per la sicurezza propria e di chi gli sta a cuore, collettività inclusa. Ma proclami di inasprimento penale, specie contingenti, non hanno nulla a che vedere con politiche criminali di prevenzione. Queste richiedono tempi lunghi e professionalità molteplici. Piuttosto hanno a che fare con la acquisizione con poca spesa del consenso di chi di crimine non si occupa per ragioni professionali.
Vi sono buonissime ragioni per depenalizzare e buonissime ragioni per non vedere il carcere come esito normale della condanna penale, anzi dovrebbe essere extrema ratio secondo il nostro Ordinamento. E vi sono buonissime ragioni per essere cauti nel definire quanto carcere comminare, i termini edittali delle pene.
Nella legislazione penale anti sequestro di persona che negli anni ’70 permise alla criminalità organizzata di accumulare il ‘capitale originale’ per la successiva espansione, venne ventilato un inasprimento della legge: ergastolo nel caso di morte, anche non voluta, del persona sequestrata, quindi qualsiasi morte causalmente collegata al sequestro, (Decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59 Norme penali e processuali per la prevenzione e la repressione di gravi reati). La proposta finiva per rendere più conveniente ai sequestratori valutare la uccisione della vittima ed eliminare così un testimone potenziale, visto l’equivalenza delle conseguenze. Un caso di legge criminogena, appunto. La conversione in legge rimediò. Una misura non penale, il divieto di utilizzo dei beni dei famigliari per pagare il riscatto, fu invece un provvedimento decisivo di contrasto secondo il parere dei più.
Come è noto, i sentimenti di preoccupazione su temi come la criminalità non hanno nulla a che vedere con i dati statistici sull’andamento della criminalità, tipologia, frequenza, tendenze nel medio e lungo periodo (peraltro criticabili per più ragioni), ma con il sentimento di urgenza di intervenire o di quali comportamenti sanzionare. Chi si occupa di carcere sa che il carcere non previene il futuro comportamento criminale in circa il 70 % dei casi e, al contrario, chi invece è obbligato a misure a quello alternative (ce ne sono molte) recidiva nel 30% circa dei casi. L’opposto.
Eppure si chiede più carcere, inteso come vendetta o pena in quanto tale (in diretta violazione, si facesse così, dell’art. 27 della Costituzione) o, circa le attese punitive che ci muovono, come ottimamente riflette Ferrarella, Luigi, (25.06.2025),” “, Corriere della Sera, “… Scandalo se la sentenza non è di condanna, e se è di condanna allora scandalo se non è al massimo della pena, e se è al massimo della pena allora scandalo lo stesso se non ha pure il timbro di una circostanza di particolare stigma: le polemiche si alzano una volta perché in uno dei verdetti sull’uccisione di Carol Maltesi non viene riconosciuta l’aggravante dei motivi futili e abietti, un’altra volta perché la condanna dell’assassino di Giulia Cecchettin non ravvisa l’aggravante della crudeltà a dispetto delle decine di coltellate, e adesso perché l’ergastolo inflitto all’assassino di Giulia Tramontano non comprende anche l’aggravante della premeditazione.” Enfasi nel testo originale; i link nel testo originale sono qui disattivati.
Argomenti questi, e in particolare la arbitrarietà della definizione di cosa sia crimine e cosa no, che danno argomenti ai sostenitori di all’approccio abolizionista rispetto ad un sistema penal-penitenziario così concepito. Come ricorda Ruggiero, “l’abolizionismo si chiede semplicemente come mai alcuni tipi di sofferenza suscitano l’intervento delle agenzie istituzionali e altri no. Infatti, in una immaginaria tabella di patimenti, quelli causati dalla criminalità non farebbero osservare valori più elevati di quelli generati da interazioni quotidiane ritenute banali. Anzi, le difficoltà matrimoniali o sentimentali, i problemi tra genitori e figli, l’insoddisfazione vissuta sul posto di lavoro e altri conflitti di natura analoga avrebbero, in quella ipotetica tabella di patimenti, valori più alti. In breve, non vi è nulla di ontologico che distingue, per coloro che vi sono coinvolti, gli eventi criminali da una varietà di altri eventi sgradevoli” Ruggiero, Vincenzo. (2013). Il delitto, la legge, la pena. La controidea abolizionista. Edizioni Gruppo Abele. p. 10
↩︎ - Sulla relazione tra miti, sacralità e impiego della violenza: Girard, René,(2000) La violenza e il sacro, Trad. Fatica, Ottavio e Czerkl, Eva. Milano Adephi, p. 347 ss. in part..
Per il resto, Colli, Giorgio. (1990),La Sapienza greca. I Dioniso Apollo Eleusi Orfeo Museo Iperborei Enigma. Milano. Adelphi. p 241; Graves, Robert. (1996) I Miti Greci, Trad. Morpugno, Elisa. Milano. Longanesi pp. 32 e ss; Cinti, Decio. (1989), Dizionario mitologico, Milano, Sonzogno.; Sofocle. Edipo re ; per memoria: un libro che mi pare di interesse qui, di cui però non ho completato la lettura: Raveri, Massimo., (2026), Le albe del mondo. Racconti sacri dell’inizio. Bari Roma, Laterza. Spec. ‘Oscurità’, p. 254 ss. Discutibile e da notare, l’idea che il male non presupponga il bene. Che il peccato originale sia metafora, non il primo peccato. Metafora “…del sogno, tutto umano, di non avere limiti e della tentazione di diventare Dio” il che riporta a una devianza, comunque.
↩︎ - L’argomento non è compito di questo post, ma lo citiamo perchè ragionamento diffuso, specie in settori critici.
A ben vedere che la realtà sia un fatto pattizio, cioè l’esito di un accordo, è ipotesi remota: …il linguaggio ha natura convenzionale talché “I sostantivi, prosegue Aristotele, hanno un significato fissato per convenzione… ” così Ginzburg, Carlo (), Occhiacci di legno. Milano. Feltrinelli. p. 128.
Trovo suggestivo pensare ad un filo conduttore, immagino discutibile, eterogeneo, comunque un piano di ricerca, che attraversa tutte le posture sulla costruzione del mondo attraverso la parola: dalla Genesi (all’inizio fu la parola), alle riflessioni nelle Ricerche filosofiche di Wittgestein, Ludwig (il senso di una parola dipende dall’uso che se ne fa, la parola è il mondo); alle congetture sulla biopolitica di Foucault, Michel., (1998), bisogna difendere la società. Milano. Feltrinelli, p 218/19); alla idea di performatività di Butler, Judith. (il soggetto non preesiste alle norme, ma viene prodotto dalla loro ripetizione. Il potere costituisce il corpo stesso come intelligibile o meno, come umano o meno);
a Searle, R. Jhon. (2010), Creare il mondo sociale, … op. cit. “… siamo tutti consapevoli che il linguaggio è costitutivo della realtà istituzionale… ‘ il linguaggio è costitutivo della realtà sociale'” p. 145; e, non ultimo, a Carroll, Lewis (in Attraverso lo specchio e ciò che Alice vi trovò. «Quando io uso una parola» disse Humpty Dumpty … «quella significa ciò che io voglio che significhi – né più né meno». «La questione è» disse Alice, «se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse».«La questione è» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda -ecco tutto». cfr. Masaracchio, Silvia
↩︎ - sulla teoria dei gruppi e la particolarità dei gruppi a due (diade), Bagnasco, Arnaldo., Barbagli, Marzio., Cavalli, Alessandro. (1997), Corso di sociologia. Bologna. IL Mulino. p 80 e ss.
↩︎ - Defoe, Daniel. Robison Crusoe, edizioni varie
↩︎ - Ed elaboriamo statistiche per capire. Statistiche in tema di giustizia piuttosto complicate quanto a tempestività (il dato aggiornato) affidabilità (osservazione della metodologia nella raccolta, penso ai dati di fonte penitenziaria, per es.) e completezza (ai reati di cui si ha certezza bisognerebbe sommare il numero dei reati accaduti ma non denunciati, detto appunto numero scuro, che si stima essere anche molto rilevante iper alcuni tipi di reato). Seppure una lettura delle denunce non ci dica quanti siano i reati in realtà commessi nel periodo considerato, resta comunque uno dei più diffusi indicatori utilizzati. Oltre alle funti istituzionali, una menzione particolare va al quotidiano ilsole24ore che ogni anno elabora i dati di fonte ufficiale e produce un interessante report. L’andamento del crimine in Italia è comunque oggetto di commenti periodici, specie in occasione di pubblicazioni dell’ISTAT. da ultimo (2025). «Cosa dicono i dati dei reati denunciati in Italia». Il Post, novembre 5
↩︎ - Le consuetudini, come gli usi, sono fonti di diritto (nel nostro ordinamento: art. 1 C.C.; art. 8 Disp. prel. C.C.).
Fuori dalla teoria giuridica, ben dentro la concreta esperienza umana, stanno le riflessione di Weil: “La nozione di obbligo sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo cui esso corrisponde; l’adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. L’obbligo è efficace allorché viene riconosciuto. L’obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto. Non ha senso dire che gli uomini abbiano dei diritti e dei doveri a quelli corrispondenti. Queste parole esprimono solo differenti punti di vista. La loro relazione è quella da oggetto a soggetto. Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo dei doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui. Un uomo, che fosse solo nell’universo, non avrebbe nessun diritto, ma avrebbe degli obblighi. La nozione di diritto, essendo di ordine oggettivo, non[…] L’oggetto dell’obbligo, nel campo delle cose umane, è sempre l’essere umano in quanto tale.”
Simone Weil. (2013). La prima radice. Trad. di Franco Fortini. ed. SE, p.5
La questione di chi stabilisce le norme, vecchio problema di scienza della politica e della filosofia del diritto, — e perché le diamo per scontate — è affrontata da Machiavelli in poi. Vedi al precedente 05 Deumanizzazione e alla nota 9 avanti.
Da una prospettiva linguistica v. Gheno, Vera. Potere alle parole. Perché usarle meglio. (capitolo sul prescrittivismo e descrittivismo linguistico) ogni sistema di norme (linguistiche, sociali, giuridiche) implica una scelta di potere spesso invisibile a chi la subisce.
Sul sistema di regole condivise e necessarie — non come limitazione della libertà ma come sua condizione: Li Gotti, Luigi., Lodato, Saverio., (2025). Stragi d’Italia. Milano: RCS MediaGroup. pp. 13 e ss.
Per le forme (tipi ideali) del potere e della violenza legittima come facoltà esclusiva dello Stato: Weber, Max. (1977). Il lavoro intellettuale come professione. Torino: Einaudi; Gallino, Luciano (a cura di). Dizionario di sociologia. Milano. Tea.
↩︎ - C’è una bella differenza tra comportamenti vietati, non leciti, e comportamenti non previsti, ma non per questo vietati.
Un sistema autoritario, antidemocratico, tipicamente restringe il più possibile il campo dei comportamenti non previsti. O Almeno ci prova. Un esempio -mi pare- il DL Sicurezza in approvazione per la conversione in legge alle Camere. Un decreto coerente con un disegno reazionario, anche nel testo definitivo, così Bruti Liberati, (2026-04-25), “Così il dl sicurezza calpesta la carta”. la Stampa. In ciò allineato al tema del recente Referendum costituzionale, qui le mie riflessioni. Tra i molti aspetti, mi pare stupefacente l’ipotesi di pagare un legale perchè convinca il proprio cliente delle ragioni del Governo. Per il cliente, Invece del fedele patrocinio, “un infedele patrocinio” come stigmatizzato dalla UCPI (nota della Giunta, 08/04726). Così all‘art. 30 bis del d.l. n. 23/2026 introdotta all’atto della conversione in legge in Senato: ““al rappresentante legale munito di mandato, che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto, ad esito della partenza dello straniero, un compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze”. per un commento tecnico vedi Gatta, Gian Luigi, (2026),”Dal legal aid alla remigration. Nel d.l. sicurezza compensi agli avvocati in caso di rimpatrio volontario e limiti al gratuito patrocinio nelle impugnazioni dei provvedimenti di espulsione. Sconcerto nei comunicati di avvocatura e magistratura” in Sistema Penale. Anche il Guardian ne dà notizia, e il titolo è un programma, Giuffrida, Angela (2026-04-19), “Italian lawyers could win ‘wild west-style bounties’ if immigration clients go home”
Se il sistema poi tende al controllo totale ha come idea guida il motto ‘ tutto ciò che non è previsto è vietato’. Un modo spiccio per non dover ricorrere alla lunga serie di divieti: illuminanti gli ultimi minuti (dal min. 01:59:00 circa) di “Z- L’orgia del potere” , regia di Costa-Gravas (1969). Perchè il controllo è messo in crisi dalla creatività umana.
La imprevedibilità, che è esito di creatività, di cultura, massima espressione nelle arti, è in odio a qualsiasi dittatore o aspirante tale. In questo senso i sistemi autoritari sono nemici della cultura in generale e del pensiero critico, divergente, in particolare. È qui una delle ragioni, a mio parere, dell’insuccesso di queste forme di governo sul lungo periodo: non ammettendo modifiche negli orientamenti a valori, nelle sensibilità come si dice oggi, negli interessi materiali di riferimento, tendono alla entropia sistemica. Non a caso necessitano di dosi crescenti di repressione e controllo del dissenso. Tanto più diventano “vecchi” tanto più le retoriche originali si fanno anacronistiche, reazionarie in senso proprio.
Il deficit di legittimazione viene compensato dal crescere del controllo repressivo da un lato e dalla cooptazione del consenso attraverso la estensione di pratiche informali promosse o tollerate nei fatti compreso il diffondersi di corruttele. Si legga in questo senso la dichiarazione dell’attuale Ministro della giustizia: Sansa, Adriano (2026-04-23), ““Modeste mazzette”, l’ultima uscita di Carlo Nordio che ridimensiona la corruzione “ in Famiglia Cristiana. Ovvero l’affermarsi di mercati paralleli a quelli legali. Per tale via, il diffondersi di mercati informali, borsa nera eccetera, è ad un tempo spia dello scostamento tra realtà e retoriche di governo e, dall’altro, risposta economica razionale al degrado delle istituzioni pubbliche. Di questo si occuperà il post 01 Borsa nera.
Un sistema democratico, per es., ha criterio opposto: ‘tutto ciò che non è espressamente vietato è ammesso’. Sarebbe interessante utilizzare questo punto di vista per analizzare i comportamenti di controllo in ambienti fortemente disciplinari, come le carceri. Anni fa ne avevo fatto esempi in Vannini, Walter., “Auto aiuto in carcere” in Tognetti Bordogna, Mara., (a cura di ), (2005), Promuovere i gruppi di self-help, Milano, F. Angeli. Il saggio, non so quanto fedele all’originale, è anche online qui
↩︎ - Sulla esigenza del tutto umana di giustizia, Zoja, Luigi. (2007), Giustizia e bellezza, Milano. Bollati Boringhieri.
Affine a Zoja, ma su altro piano, il nesso tra bisogno di bellezza e giustizia, Scary, Elaine. (2001), Sulla bellezza e sull’essere giusti, Trad. Romano, Salvatore. Milano, Il Saggiatore. ” La bellezza è pacifica…è indistinguibile dalla parola pace. E la giustizia è in opposizione al torto: ‘ingiustizia’ e ‘torto’ sono la stessa parola.” p. 99
Cosa sia una società giusta non è tema qui, “Che cos’è un ordine sociale giusto?” è l’incipit retorico di Gil, Josè, (1980), voce “Giustizia” in Enciclopedia Einaudi. Torino Einaudi. Vol. 6, p. 824.
Vale però la pena ricordare la controversia, esito di due visioni antitetiche della teoria politica, Rowls, Jhon. (1982, I ed.), Una teoria della Giustizia. Trad. Ugo Santini, Milano. Feltrinelli / Nozik Robert. (1981), Anarchia Stato e utopia. Trad. Elena Bona e Gaspare Bona. Firenze. Le Monnier; per citare un dibattito molto concreto se si pensa a quanto il binomio Stato/mercato, abbia anticipato, in avvio di millennio, le trasformazioni del ruolo dello Stato in occidente e dell’idea di giustizia.
Per la filosofia politica italiana cfr. Veca, Salvatore., (2009), Dizionario Minimo, Le parole della filosofia per una convivenza democratica. p. 51 e ss; e, dello stesso autore, (2002), La bellezza e gli oppressi. Dieci lezioni sull’idea di giustizia. Milano Feltrinelli. P. 51 “. e pp. 124 e ss in part.;
Sulla legge come mezzo di indipendenza del cittadino, Bobbio, Norberto., Viroli, Maurizio. (2001), Dialogo intorno alla Repubblica, Bari-Roma, Laterza. p. 30 in part.;
Non ultimo, cosa sia giusto è anche affare di ogni credo e religione e non potrebbe essere diversamente. Martini, Carlo, Maria., Sporschill, Georg. (2008), Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede. Milano, Mondadori. “Secondo la Bibbia la giustizia è più del diritto e della carità … La giustizia deve vegliare affinché il diritto, così com’è formulato nelle leggi, consenta a tutti gli uomini un’esistenza dignitosa.” p 119. “… è ripugnante parlare di Dio e non essere fedeli alla sua caratteristica principale, la giustizia.” p. 123. ; Boff, Leonardo., (2000), Il creato in una carezza. Verso un’etica universale: prendersi cura della Terra. Città di Castello, Cittadella Editrice. p. 91 ss; pag. 146 e ss;
Così come è anche prosaicamente affare della giustizia ordinaria quando, per es., in attuazione del dispositivo costituzionale (art. 36) circa una remunerazione che consenta al lavoratore una vita dignitosa, persegue caporalato e opachi appalti dalle maison della moda ai contratti dei ‘Riders’, che sono cronaca dei nostri giorni
↩︎ - cfr. Nisbett, Robert, A., (1977), Storia e mutamento sociale, Milano, ISEDI;
Canfora, Luciano. (1982), L’uso politico dei paradigmi storici, Bari-Roma, Laterza. “…L’idea del tempo é una concezione dell’uomo: il tempo, nonostante il suo indubbio scorrere, resta fondamentalmente una nostra creazione mentale. Possiamo immaginare che consista in un succedersi di eventi ripetitivi o, al contrario, nella misura di un’evoluzione ininterrotta, più o meno accidentata. Chi ragiona nella seconda maniera é anche convinto che certi fatti storici determinino una scossa talmente innovativa da accelerare lo scorrere del tempo. Tuttavia, é difficile non rendersi conto che la considerazione degli eventi rivoluzionari passati da parte dei moderni risulta soggetta agli esiti che i medesimi hanno avuto nella storia.” p. 5-6
↩︎ - Koselleck, Reinhart., (1972), Critica illuministica e crisi della società borghese, Trad. Panzieri, Vanna. Bologna, Il Mulino. p 17, e p. 171. “È proprio nella natura di una crisi che una decisione tardi a venire anche se è già maturata… L’incertezza generale in una situazione critica è dunque compenetrata da una certezza … che la fine della condizione critica è imminente. La soluzione possibile resta incerta, ma la fine stessa, un capovolgimento dei rapporti esistenti – minaccioso e temuto, oppure invocato con lieta speranza – è assicurato agli uomini. La crisi riserva il problema al futuro storico”
↩︎ - Naturalmente, in corso di mutamento, è sempre discutibile dichiarare che un tal sistema sociale si trovi in transizione verso un cambiamento significativo del proprio assetto., ma per quanto diciamo in chiusura di post, alcuni eventi qualitativi possono suggerire che qualche cosa stia accadendo. Cfr. “Thanks to Donald Trump, 2025 was a good year … for white-collar criminals”
↩︎ - Marx, Karl., (1977), Il Capitale, Trad. Cantimori, Delio, Roma, Editori Riuniti. Libro I, tutto il cap 24, p 814 in part. e per la citazione.
Per la dimensione storica dei conflitti del XX secolo, lampante è Cordellier, Serge. (2001). Dizionario di storia e geopolitica del XX secolo. Milano, Bruno Mondadori. Vista la attualità, la vicenda dell’impero russo, poi sovietico, è paradigmatica la voce “Impero russo, impero sovietico” p. 388 e ss.
↩︎ - Fatto evidente quando l’atto è compiuto da Stati, cioè governi, come nel caso della Fedrazione russa nei molti episodi che ne certificano la condotta criminale: rapimento bambini, deliberata uccisione di civili, distruzione di strutture sanitarie, tortura sistematica, e le molte atrocità per cui pendono mandati di cattura internazionali contro i vertici russi. Oppure, eclatante, nella strategia di genocidio, non di oggi, della popolazione palestinese nei territori violati dallo Stato di Israele. Si veda Pappé, Ilan. “Genocide in Gaza.” The Electronic Intifada, 2 September 2006. https://electronicintifada.net/content/genocide-gaza/6397.
Ma fatto evidente anche quando la scala è micro, diciamo più domestica, come i fatti di cronaca nera del nostro intorno sociale, i casi Garlasco gettano luce su aspetti di manipolazione della formazione della conoscenza (pubblica), della legittimazione degli organi deputati a garantire sicurezza sociale, in sintesi dell’ottemperare o meno al nostro diritto alla sicurezza del decisore politico che ne ha la responsabilità ultima: allocazione delle risorse e formazione professionale per le agenzie investigative e magistratura inquirente, indirizzo degli investimenti sociali (educazione, coesione sociale, ..), costruzione delle retoriche securitarie. Tutti elementi che, nella loro funzione diversa, sono disvelati dalla cronaca nera al di là del fatto di cronaca nera. Dalle Stragi di Stato, alle opacità sulle indagini in tema di crimine organizzato, al delitto comune.
↩︎ - E’ quello che fa, per esempio, il sole 24ore: ogni anno pubblica considerazioni generali sull’analisi delle statistiche criminali. Cfr. Casadei, Marta., Finizio, Michele., (03/11/2025), “Indice della criminalità 2025 provincia per provincia | Il Sole 24 ORE” in Il Sole 24ore
↩︎ - Sul tema della predizione vi sono più aspetti, ad es. Mannheim, Hermann, (1975) ,Trattato di criminologia comparata, Torino, Einaudi pag 185 e ss. e come non citare Minority Report
↩︎ - «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l’aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!» (attribuita ad Fanfani, Amintore.) Si diceva ai tempi del referendum sul divorzio. In ogni caso basterebbe ascoltare cosa si argomenta oggi a proposito di famiglia naturale e dunque di innaturale, se non contro natura, di ogni famiglia che non corrisponda al cliché.
P.S. Sarà un caso che tanto più le condotte pubbliche correnti si rifanno a precetti morali assoluti, quindi rigidi, tanto spesso chi si dichiara rappresentante dei precetti assoluti abbia poi comportamenti difformi. Non per nulla siamo società complesse e parcellizzate.
↩︎ - Il nostro Codice civile, entrato in vigore quando l’Italia era ancora una monarchia, recita … Vittorio Emanuele III per grazia di Dio [e per volontà della Nazione] Re d’Italia … Con questo sguardo, l’immagine del presidente degli Stati Uniti, Trump, che prega insieme ad una corte di religiosi è la attestazione del consenso divino che guida la persona.
Bernardi Giovanni (03/03/2020) “Sono molti i benpensanti che si sono mostrati scandalizzati alla vista di questa foto, che sta facendo il giro dei social media. [Il vicepresidente e il suo staff si fanno fotografare in preghiera alla Casa Bianca]. La luce di Maria (enfasi nel testo) ; e, più recentemente, “… ti preghiamo solo di continuare a dare al nostro presidente la forza di cui ha bisogno per guidare la nostra grande nazione. Mentre torniamo a essere una nazione, sotto Dio…”. SKYTG24.com; Non da meno la Russia, “La conversione di Putin: dall’ortodossia comunista a quella della chiesa“; o la nostra Presidente del consiglio: Meloni nel 2019: “Sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana” (tutti i download 03/04/26)
↩︎ - Canfora, Luciano. (1982), L’uso politico dei paradigmi storici, op.cit ;
sull’uso strumentale della memoria, Foa, Anna. (2026) Mai più. Bari Roma Laterza ““Divenuta un dogma, l’idea di unicità ha determinato il rifiuto generalizzato di qualsiasi confronto, anche parziale, con gli altri genocidi che hanno segnato la storia del Novecento e la Shoah. Il risultato è stato quello di accostare al suprematismo ebraico, affermato con forza in Israele negli ultimi anni, una sorta di suprematismo delle vittime. Ma il risultato è stato anche, a causa del contesto mediorientale, quello di creare nell’opinione pubblica uno stato di insofferenza nei confronti della memoria, oltre che riguardo al suo uso.
Infatti, se non ci si richiama al valore di monito universalistico che questa memoria deve avere, se le si attribuisce un valore solo ed esclusivamente per gli ebrei, se la si vede come una commemorazione, un risarcimento, e non come un forte strumento volto a combattere i genocidi ovunque si realizzano, questa memoria perde valore, importanza, senso. Basterà un evento sufficientemente drammatico da metterla in ombra per renderla desueta, inutile. È possibile che quanto successo a Gaza abbia questo effetto” p 16
↩︎ - Vi è una grossa differenza tra un fatto ed una intenzione.
II principio di stretta legalità (vedi al post ‘Sotto la Guerra. 05 Deumanizzazione’) degli ordinamenti democratici àncora il crimine ad un fatto reale, sensibilmente percepibile, non ad un pensiero, nel regno del quale stanno le intenzioni.
Per una sistemazione di insieme mi pare resti valido Amsterdamski, Stefan,(1980), voce ‘Previsione e possibilità’ in Enciclopedia Einaudi. Volume 6 “Famiglia-Ideologia” , Torino. Einaudi pp 1126 e ss in part.
↩︎ - Si rivedano in questo senso molte delle preoccupazioni dei sostenitori del No al recente referendum di revisione costituzionale
↩︎ - Manzoni Alessandro, (2015), Storia della colonna infame, Feltrinelli. Milano.
↩︎ - Pericolo da scelte discrezionali, tutela di interessi particolari, a cui la leva delle tecnologie sembra fornire un moltiplicatore e, al contempo, una maggiore imponderabilità.
“Il tratto più brutale e sconvolgente di questo tempo è tutto qui: mentre il calcolo tecnico tende alla perfezione, quello politico si perde nella nebbia. Non che un fenomeno dipenda necessariamente dall’altro, ma la loro concomitanza è impressionante. Da una parte cresce la capacità di leggere il dato e si riduce il margine d’errore; dall’altra si contrae la conoscenza politica, si opacizza lo scenario e si restringe la capacità umana di cogllierne il significato. Sappiamo di più, ma comprendiamo meno”. Segre, Gabriele. (2026). «Se un algoritmo decide chi uccidere ma nessuno sa più il perché». La Stampa, aprile 28.
↩︎ - A quanto mi costa gli effetti criminologici della guerra sono stati sistematizzati analiticamente tra i primi da Mannheim, Hermann. (1975), Trattato di criminologia comparata. Torino: Einaudi, 1975. I sette mutamenti che ha individuato, prodotti dalla guerra, sulla criminalità sono oggetto del prossimo post: ‘05 I reati che ci aspettano’
↩︎ - Per la guerra come forma del conflitto collettivo, con distinzione tra guerra civile, guerra di resistenza, guerriglia: Gallino (cit. nota 1), voce “Guerra”.
Per le trasformazioni politiche e sociali prodotte dalla guerra come conseguenze strutturali: Revelli, Marco. (2001). Oltre il Novecento. Torino: Einaudi.
Per i conflitti armati del XX secolo e la crescita progressiva delle vittime civili: Cordellier (2001), op. cit. nota 2.
Per la teoria politica della violenza legittima e del monopolio statale: Weber (cit. nota 1).
Per la natura ibrida della guerra contemporanea e le operazioni di sabotaggio sotto la soglia del conflitto dichiarato: Ottaviani, Marta Federica. Brigate russe. La guerra occulta del Cremlino contro l’Occidente.
Per il quadro analitico comparato sui conflitti armati contemporanei: Arielli, Emilio; Scotto, Giovanni. (1998). I conflitti. Introduzione a una teoria generale. Milano. Bruno Mondadori.
Non ultimo, circa la logica del conflitto che confronta il micro con il macro e ne trae suggestioni esistenziali, diciamo pre politiche: Schulman, Sarah. (2022). Il conflitto non è abuso. Esagerazione del danno, responsabilità collettiva e dovere di riparazione. Edizioni minimum fax. Milano,. I capp.. 6 e 7 sono esemplificativi
↩︎
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