Marone (2025), Ti telefono stasera

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Cosa è
È un romanzo-manifesto sull’amore paterno. Marone lo dichiara fin dall’esergo, con il Prologo, con una scrittura che di questo parla fino al capitolo di chiusura, quello che dà il titolo al romanzo.
Una scrittura che mi ha ricordato moltissimo “if”, la lettera poesia di Kipling ad un figlio.1

Precisata la fantasia di nomi e cose, l’autore premette inoltre che la storia trae spunto dalle proprie esperienze esistenziali.
Il racconto narra di un ritrovato rapporto filiale, nella duplice direzione di ripensamento di sé in quanto figlio di quella madre e sopratutto di tanto padre e nell’agire oggi, lui, il ruolo di padre di un figlio pre-adolescente tanto noto quanto del tutto sconosciuto.

È quindi una narrazione che prende avvio da un ossimoro: a Giobatta, detto ‘Giò’, è ovviamente noto di essere il padre di Duccio, ma nel contempo il figlio gli è del tutto sconosciuto e proprio nel senso di mai frequentato.


Cosa va e cosa no
Lui è un cinquantenne, giorni nostri, Italiano, cittadino (la scenografia è minimale, è Napoli) piccolo borghese, si direbbe un po’ eco degli indifferenti di Moravia2 o, più prosaicamente, delle corrispettive caricature di Alberto Sordi3.


È un uomo anagraficamente del tutto maturo, ma per la cui identità l’autore usa un calco, una immagine opposta, un riflesso speculare: quello femminile che invariabilmente lo rispecchia e lo definisce per opposizione.
Per dire, nelle oltre 300 pagine il rapporto con la figura femminile se la gioca con le pagine che raccontano del rapporto padre figlio.


Ad esempio, per tutto il racconto ricorre una consapevolezza asimmetrica: con la nuova ennesima fidanzata Lui sa che si arriverà a parlare di figliare e sa benissimo che in quel momento il rapporto Lui lo cesserà, lo sa così bene che può quantificare i tempi: finirà entro un anno. È matematica, mica sentimento. Mentre Loro, le ex fidanzate, tutte invariabilmente bramose di maternità, all’avvio dell’innamoramento ignorano sia l’imminente più che certo diniego sia quel sapere, che presto finirà tutto, fondato su scienza ed esperienza.
Quando lo scoprono ci rimangono proprio male, ma la cosa finisce li, senza ulteriori righe.


Restano una compagnia femminile di giro, evento ripetitivo: la ‘produzione’ di fidanzate; la costante nei criteri di scelta: la statuaria bellezza dei corpi; invariante l’esito…
E non manca il reciproco femmineo negativo: è ‘paziente zero’ la suocera, ‘Veleno’ la ex moglie, ‘sdentata … sciatta’ la propria madre…


Se la causa materiale delle interruzioni di ogni rapporto amoroso è la di lei pervasiva voglia materna e il conseguente abbandonarlo (Lui non se ne assume mai la responsabilità), la fine del rapporto, per Giò, non è motivo di lutto, di rimpianto affettivo, di congetture esistenziali.


Ma proprio nulla, neppure un minimo di dispiacere. Beh, salvo rimpiangere il godimento perduto ora appannaggio di altri uomini-maschi; e anche questa è una convinzione permanente del protagonista.
Lui ne è proprio certo, le ex-fidanzate donne-femmina ripartiranno subito in cerca di un altro uomo-maschio disposto all’abbisogna. Le ex, non fosse chiaro, ad altro fine non pensano, né altrimenti sembrano volersi organizzare, che siano servette-cassiere di supermercato o nobildonne-intellettuali, lì finiscono e lì si auto-confinano.

Forse le lettrici del romanzo si arrabbieranno un poco, e non solo loro.
C’è un’eco manzoniana da ‘le donne accorate, tornanti all’addio…’ mentre lui ha già ‘ …carca la fronte de’ pesti cimieri…’ e il cavallo lo ha preparato da tempo.4


Controprova: la sorella, già madre, se cerca adesso un uomo non è più a fini riproduttivi, ma ostensivo/edonistici. Grandi i bicipiti e nessun interesse al cervello, questo il target… Almeno lui, il nostro Giò, (anche) alla dotazione intellettuale della partner ci tiene!
Precisata questa differenza qualitativa, che Giò-il-moralista rimbrotta alla sorella, è di nuovo un gioco di riflessi. La donna-sorella già-madre è specchio legittimante lui, padre una sola volta e per il resto sciupafemmine.
Simil divo, lui non canta, perchè una qualche consapevolezza di essere stonato ce l’ha, sennò vocalizzerebbe Mozart: ” in Italia seicento quaranta…”.5


Certo è una narrativa un poco astorica, o contro-fattuale, basta ricordare che, mentre l’autore scrive il romanzo, viviamo da tempo -dice l’ISTAT- il gelo demografico; si sa che la decisione di non avere figli appare equamente ripartita nei giovani di ambo i sessi. Anzi, semmai la propensione a fare figli sembra crescere proprio in quelle famigliE che al sesso biologico preferiscono il sesso elettivo: fecondazione assistita, famiglie omogenitoriai, eccetera.6


Se così è, diciamo allora che è un romanzo che ci tiene a rappresentare una visione maschile residuale, indifferente a come gira il mondo, incapace di pensarsi altro che così7. Un IO tanto autocentrato da spiegare la necessitata misogina e la convinta inamovibilità nel pensare la paternità come giusta in quanto tale: ho fatto il figlio ergo sono titolato… a prescindere.8


Prima ipotesi: Siamo alla legittimazione di un atteggiamento reazionario, mascherata da romanzo affettuoso; oppure seconda ipotesi: è un autore che parlando di paternità vuole mostrare il pensiero reazionario di taluni papà?
Empatia oppure ironia? Il libro è dedicato ai padri separati, si sente forse un profumo di padri-sempre-maltrattati-dal-giudice-del-divorzio? Oppure, seconda ipotesi, è un richiamo sottile a smetterla con le ideologie e cambiare occhiali?


La seconda ipotesi sarebbe ovviamente più intrigante, più analitica, accreditante raffinatezza, ammissione della complessità della vita e sollecitazione alla riflessione.9

In questa seconda ipotesi, non sarebbe, come pure appare, un romanzo sul rapporto padre e figlio e la sua riscoperta, seppure tutto il racconto suoni questa nota. Non sarebbe la narrazione della presa di consapevolezza della inconsistenza della propria vita. Inconsistenza la cui spiegazione monocausale sta nella infanzia affettivamente infelice di Giò. Non sarebbe sul senso ritrovato del vivere una vita non biasimevole, ma cogente, grazie alla sola frequentazione, conoscenza (sic), del figlio avuto dieci anni prima e mai prima cercato.

In questa seconda ipotesi, il figlio diventa spinta funzionale al riallineamento verso una vita sensata e non certo per la sola frequentazione, ma per la domanda di vita buona che un bambino sempre pone a chi di lui si prende cura. Al superamento ragionato di una vita superflua, più che superficiale. Possibile, tuttavia resta una incongruenza: nella realtà del romanzo l’evento non è cercato, non è nemmeno voluto, è invece casuale: è Il caso che porta il figlio al padre. Insomma, un gioco win-win per caso.
Duccio, il figlio, può passarsi una mano sulla fronte per il colpo di fortuna. E anche il padre.

Ma questa seconda ipotesi, l’idea intrigante che sia una denuncia del pensiero reazionario proprio di alcuni padri divorziati, ha un ulteriore intoppo che la rende meno probabile.

Ritorniamo al nostro cinquantenne con un senso paterno al limite di ogni tempo massimo ammissibile, ma che ora ha capito la complessa bellezza della paternità. Com’è che non ha impulsi a informarsi, salvo i consiglii ‘on demand’ alla donna-femmina-che-per-definizione-sa-sempre-come-fare-con-i-bambini, madre o neo fidanzata che sia?
È un intellettuale no? E allora com’è che non gli viene in mente di studiare, di informarsi di cosa scrivono gli esperti sul ruolo del padre oggi, sui bisogni di un bambino con quel disastrato vissuto affettivo? E fattele due chiacchiere con uno psicologo, un neuropsichiata…Non hai tempo? Allora un libro! E leggiti Lancini, Zoja, Crepet, Saraceno, no?

Non ci arrivi? Va bene occupati della scuola come luogo pedagogico elettivo, parecipa così ad una crescita meglio consapevole del figlio. Duccio ci passa un sacco di ore li, ogni giorno. E invece, la chat di classe è luogo di isteria femminile, di vane ciance inconsistenti. E lui disdegna l’una e l’altra… però, che sventola la maestra Nancy! E mica male pure la cinquantenne di italiano!

E non è che Lui padre non sappia che parte abbiano i fantasmi che con una separazione apertamente conflittuale dei genitori possono albergare in un bimbo a quei litigi esposto; non è che ignori quanto una separazione mal condotta si traduca in un senso di colpa nei figli. Nei figli, non nei genitori.
Lo sa, gli è capitato di sperimentarlo in prima persona: all’età di suo figlio, quando fu figlio di una coppia litigante di separati in casa. Ma niente, razionalizza al figlio che non deve avere sensi di colpa con parole fai da te, mero buonsenso per chiunque, quindi molto poco razionalizzanti nello specifico. Bizzarramente (?!), si affida invece alla empatia affettiva come mezzo pedagogico, cioè a quel mezzo che lui fin lì supponeva specifico femminile. Eterogenesi dei fini.

Insomma, ha con sé un bimbo deprivato da dieci anni della sua presenza e che fa? Attento pedagogo, gli mostra La bellezza delle trasgressioni lui dicente maschili: luna park, Napoli calcio, fritto, patatine, motocicletta. Fosse adolescente gli infilerebbe un preservativo in tasca, per fargli una sorpresa complice. Manca solo il fantozziano “rutto libero”.10

Di nuovo, che l’autore voglia far riflettere il lettore?11
Suggerirgli sommessamente, sotto una superficie da romanzo rosa, da trionfo dei buoni sentimenti, che dovremmo ricordare le riflessioni sociologiche, psicologiche, pedagogiche, giuridiche, degli ultimi due-trecento anni? Il dibattito degli ultimi ottanta anni sulla parità? Degli ultimi sessanta anni sulle famigliE? Sul genere degli ultimi quaranta?

E se restiamo con l’apparenza? Che l’autore voglia solo mostrare la parte poetica, la bellezza pratica della paternità ritrovata (non la paternita in sé, eh), il racconto della diade Bambino/Papà: nel sonno, la Manina sul petto del Padre; il Padre che sviene se il Bimbo si sbuccia?

Se invece si propende per l’alternativa riflessiva resta il calco, di nuovo!, del discorso apparente. Il messaggio è pessimista, distopico, di realtà irrevocabile. Un niente, sotto una patina di poesia da poco. Una perdurante ottusa voluta ignoranza irrecuperabile, che tutti ci condanna possibilmente senza imbarazzanti fanciullesce irresponsabili scuse.

Decida chi legge quale delle due letture è la più sensata. Se arrabbiarsi o plaudire.
Io mi sono arrabbiato.


Marone, Lorenzo (2025). Ti telefono stasera. Feltrinelli, Milano. ISBN 9788807036996. Pagine 301. €18,50



Contra:
Armiero, M., (2025). “Lorenzo Marone: «Racconto noi padri cinquantenni, più presenti dei nostri genitori, ma più confusi ed emotivi»” in Corriere della Sera, 4.11.25 (download 22.01.26)

vedi Inoltre (ma non mi è stato possibile verificare i testi):

  • Gaspari, Alessandra. (2025), “Marone e il silenzio tra le chiamate”, in La Repubblica, Roma, 14 ottobre.
  • Maniscalco, Fabio. (2025), “Le connessioni interrotte di Lorenzo Marone”, in Il Sole 24 Ore – Domenica, Milano, 2 novembre.
  • Serri, Mirella. (2025), “Ti telefono stasera: la dialettica dell’assenza”, in La StampaTuttoLibri, Torino, 18 ottobre.

Note:

  1. Kipling, Rudyard (1910), If,  (download 22.1.26)
    ↩︎
  2. Moravia, Alberto. (1929), Gli indifferenti. Alpes, Milano.
    ↩︎
  3. Per Alberto Sordi, v. la riduzione cinematografica di Cerami, Vincenzo. (1976), Un borghese piccolo piccolo. Garzanti, Milano.
    ↩︎
  4. Manzoni, Alessandro (1822). Adelchi (Milano: Vincenzo Ferrario), coro dell’atto III, vv. 39–45
    ↩︎
  5. Dal Ponte, Lorenzo (1787), “Libretto” del Don Giovanni. musiche di Mozart, Wolfang Amadeus. Aria 4, scena V. http: //www.librettidopera.it/zpdf/dongiov.pdf (download 22.1.26)
    ↩︎
  6. cfr. ISTAT. (2025), Indicatori demografici – Anno 2024. Istat, Roma;
    “nel 1993…l’83% delle studentesse statunitensi dell’ultimo anno delle superiori dichiarava di essere a propenso a sposarsi, nel 2023 il 61% ..(così Brooks, New York Times in Dell’Arti (2026), Rassegna stampa, 16/01/26; inoltre, “Ma nonostante gli sforzi della propaganda … la maggior parte dei cinesi[ha mostrato] di essere disposta a un aumento dei contraccettivi piuttosto che fare figli” (Dell’Arti, Rassegna. Op.cit., del 06.01.26);
    s.n. (20.02.26). “Un mondo di single”, in Internazionale, nr. 1653. pp 42 e ss.
    V. anche le riflessioni (ma già il titolo racconta molto) di Scarfatti, Micol, (2026), “Meglio sempre sole che male accompagnate. Madri single per scelta. Cresce il numero di donne che mette al mondo un figlio senza partner. Ma in Italia la legge lo vieta . In Corriere della Sera, 26 aprile. (download 10.5.2026)
    ↩︎
  7. Bertocchi, Federica. (2021), “The State of Studies and Research on the Homosexual Parent Family in Italy”, in Rivista Italiana di Sociologia, n. 3. Università di Bologna, Bologna. pp. 14 e ssg. in part. (download 22.01.26)
    ↩︎
  8. Solomon, P. (2025), “Progenie”, in II Corriere della Sera, 16 Dicembre. (download 17.12.25); v. anche Carfagna , B., (2025). “Quando i figli diventano asset geopolitici e il corpo una supply chain” in Il Sole24Ore-Plus24, 27.12.25, (download 22.1.26)
    ↩︎
  9. un Murgia in romanzo-pantaloni, per dir così. cfr. Murgia, M., (2024), Dare la vita, Mondadori, Milano. p 24 ss in part.
    ↩︎
  10. cfr. Salce, Luciano (Regia di), (1976). Il secondo tragico Fantozzi. Italia, Rizzoli Film ↩︎
  11. Una lettura laterale sulle tendenze del romanzo italiano, meglio, degli autori,  per contestualizzare stile e temporalità del nostro, può essere: Di Stefano, P. (2025), “La letteratura” in Corriere della Sera 16.12.2025 (download 22.01.26) In questo senso, ‘Ti telefono stasera’ mi ha ricordato molto un altro libro, e di cui dirò, non dissimile lo spessore del protagonista: Nesi, Edoardo (2023). I lupi dentro. Milano, La Nave di Teseo Editore Spa
    ↩︎

– Last Updated on 15.05.26 by wv

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  1. Chi vuol essere co-genitore

    “L’interesse per la co-genitorialità platonica (“co-parenting”) è in aumento. Piattaforme online specializzate come Modamily o LetsBeParents mettono in contatto persone che desiderano formare una famiglia, e negli ultimi anni hanno registrato una crescita significativa di utenti. L’approccio di slegare l’avere figli dal contesto di una relazione romantica “consente di separare due decisioni enormi: con chi voglio uscire e con chi voglio diventare genitore”, spiega un’utente al New York Times, Leggi l’articolo di Internazionale che dedica un ampio servizio al fenomeno. Prima di passare all’azione, gli utenti sono incoraggiati dai siti d’incontri a rivolgersi a professionisti della salute mentale sia per comprendere meglio le motivazioni che portano a scegliere il “co-parenting”, sia per gestire le relazioni articolate che ne derivano.

    Scelta consapevole La co-genitorialità elettiva non è una novità in sé, e ha anzi una lunga storia all’interno della comunità Lgbtq+. Ciò che è nuovo è l’aumento di aspiranti co-genitori eterosessuali, scrive The Conversation Clicca qui per l’approfondimento. Per alcuni di loro, l’opzione rappresenta un piano B; altri ritengono che questa scelta intenzionale possa offrire più stabilità rispetto al diventare genitori all’interno di una relazione romantica, che può conoscere conflittualità e concludersi con una separazione, traumi dai quali i fautori di questo modello familiare dicono di voler tenere al riparo i bambini. In molti casi, si redige un accordo scritto per definire i termini dell’intesa.

    Controindicazioni non pervenute I ricercatori stanno iniziando a studiare gli effetti psicologici della co-genitorialità platonica: un rapporto Consulta la fonte di Internazionale pubblicato lo scorso maggio dall’Università di Cambridge non ha rilevato differenze significative rispetto ai nuclei familiari più ordinari. Emerge, tuttavia, un punto critico, sottolinea il Nyt citando il giudizio di gruppi conservatori, cioè il modo in cui questo tipo di famiglia non tradizionale viene percepito dall’esterno.”
    Fonte: Internazionale/newsletter/Good Morning Italia 8.2.26.

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