Giostra (2025), Se fioriscono le spine

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Cos’è

Si tratta del ‘romanzo di esordio’ di un autore che ha sì scritto molto, ma in campi lontani dalla narrativa.
Questo è il suo primo romanzo e viene pubblicato per i tipi di un piccolo quanto radicato editore, in Abruzzo.

La vicenda, tra noir per la forma1 e plausibilità per la vicinanza alla realtà di cui narra, si svolge in due universi esistenziali irriducibili l’uno all’altro eppure connessi.

L’avvio è la sentenza di condanna del protagonista. Primo universo esistenziale: parricida, prima mai violento, affronta più spaventato che impreparato la detenzione. Lo accolgono subito riti e figure inquietanti, ricorrenti nell’immaginario corrente sul carcere: la spoliazione, l’agente brutale, i co carcerati grezzi e violenti. Ma poi anche detenuti accoglienti ed operatori come si deve. In questo bilanciarsi, il nostro troverà un suo equilibrio.

Esce prima del previsto. Finita la pena, siamo nel secondo universo esistenziale, si offre per una vita da criminale, molto per scelta, un po’ per necessità. Poi arrivano autocritica e riscatto ed un finale poco lieto, seppure una speranza non manca nelle ultimissime righe.

Cosa funziona e cosa no
È un libro che si legge in poco tempo, il racconto fluisce scorrevole. Non mancano le emozioni e la facilità di empatizzare. Questi elementi ed un colpo di scena per nulla banale, che forza il lettore a farsi domande, elevano la qualità letteraria del romanzo.
Per dire, per me che ho frequentato un po’ il mondo della criminalità, ha ricordato alcune persone che ho conosciuto da vicino, uomini con cui ho lavorato e gli interrogativi su di loro, e su di me…

Il libro mi è piaciuto. Non mi sono annoiato, mi ha sorpreso. Molti gli aspetti intriganti, se così si può dire: il biglietto incomprensibile del suicida; la violenza assistita; la cultura machista… Uno dei protagonisti si esprime in siciliano per lunghi tratti, anzi quasi esclusivamente. La scelta linguistica restituisce profondità al personaggio e contribuisce in modo determinante a dare spessore emotivo al racconto. Sarà che dopo Camilleri non sorprende l’uso di espressioni o interi paragrafi dialettali,2 ma certo, in quell’ambiente, tra i pari, l’italiano privo di incisi dialettali, inclusi epiteti ed imprecazioni forti, non è lingua corrente.

Vi è un aspetto su cui l’autore avrei voluto fosse più generoso con me lettore a costo di affaticarmi la lettura, rischio piccolo visto il credito spendibile grazie alla fluidità dell’insieme: la psicologia e sensibilità dei protagonisti di seconda fila. La vittima femminile in particolare, la figlia e il loro intorno sociale. L’agire di costoro, nella rappresentazione del sè e nei dialoghi in cui si spendono, rischia di sembrare riduttivo, nel senso uguale e contrario all’efficacia ed alla resa psicologica realizzata con l’uso della lingua di origine come ricordato sopra. Alcuni dialoghi rischiano di apparire sintetici, mi sarebbe piaciuto, chessò, come in un fumetto, gettare uno sguardo al retro-pensiero, al divenire dei conflitti nella persona: i dilemmi morali e pratici, i comprensibili ripensamenti, il processo di costruzione di un pensiero critico, intimo prima, relazionale poi, replica sana all’invito ad assumere una identità sociale attesa: eterna vittima inchiodata all’Evento, eterno criminale, eterno leso dal trauma nell’infanzia, ecc.. . Tutti temi presenti, certo, ma ne avrei voluto ancora. Penso ad es. alla ‘sindrome da disturbo post traumatico’ a cui vengono riportati alcuni dei protagonisti, lasciando al lettore le relative ipotesi su moti dell’anima, dinamica e dolore della mente.

D’altro lato la forma letteraria scelta, o forse perchè la letteratura consente questo, opportunatamente non giudica, non sentenzia. L’autore ha un punto di vista morale, è evidente, ma lascia piuttosto libero il lettore di accettare o di rifuggire i personaggi, empatizzare o respingere ogni voglia di comprensione. Quel che resta costante è l’invito implicito a non semplificare, a non dividere in il bene di qui dal male di la.
In questo stretto crinale tra una realtà letale e il non giudicare, con un invito permanente al lettore a mantenere ben aperta la mente, restituita la complessità degli umani umori e scelte, delle piccinerie e delle generosità, della variabilità delle esperienze per i contesti che connotano le azioni e ne determinano i significati, dove il romanzo solo accenna potrebbe valer la pena una seconda puntata.

Non ultimo, questo romanzo mi ha ricordato molto la bella prolusione di Judith Butler su cosa sia una vita degna; l’interrogativo morale: “è possibile vivere una vita buona in una vita cattiva?” “Cosa significa aspirare a una vita buona quando si vive nella vulnerabilità di una vita cattiva?”.3 Chissà se Giostra ne era a conoscenza quando ha immaginato la storia di ‘Se fioriscono le spine’.

Giostra Glauco (2025), Se fioriscono le spine, Edizioni Menabò, Ortona. ISBN 9791281176645, pp. 166. €18,00


  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Noir ↩︎
  2. Camilleri, Andrea. (2000), La Gita a Tindari. Sellerio. Palermo. per esempio ↩︎
  3. Butler, Judith. (2013), A Chi Spetta Una Buona Vita? Trad. N. Perugini, Nottetempo. Roma. ↩︎

– Last Updated on 14.04.26 by wv

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