Sotto la guerra, 05 . I crimini che verranno

AUDIO:


[Bill Evans. 1958. Peace Piece. BandcampApple; Spotify]1

In caso di guerra, un manuale pubblicato nel 1965 distingue in quattro fasi l’evolversi dei comportamenti criminali. Quattro ‘stadi’.
L’autore, un criminologo, ha ben presente la seconda guerra mondiale, conclusa 20 anni prima, e la prima guerra, vissuta in diretta, da soldato.2


Progressione del crimine

I quattro stadi che individua sono:
Primo. Compare un diffuso sentimento di coesione di fronte al pericolo, una sorta di cementazione ideologica. Un dovere di unità che prende la forma del rinnovato patriottismo, un sentirsi accomunati dalle medesime preoccupazioni.
E’ l’inizio. La fase uno, il momento in cui si ha consapevolezza del pericolo.
I crimini diminuiscono significativamente, così come cresce lo stupore verso chi li commette in un momento di minaccia al paese intero.3

Si tratta di un meccanismo noto che, se usato fuori da minacce reali, gridare al lupo, additare un nemico, è da sempre un’opportunità per promuovere coesione sociale verso un gruppo, un’idea… un governo.4

Secondo. Dopo poco, settimane non mesi, riprendono però a crescere le statistiche dei reati.
Crescono moltissimo gli illeciti di tipo economico: frodi, mercato nero e furti.
Le frodi gareggiano con la borsa nera, con i mercati informali. Dal punto di vista esistenziale, l’economia in nero diventa luogo di selezione delle opportunità di vita. Non è un luogo per tutti, solo chi può acquista il farmaco salvavita, il cibo necessario, l’acqua. Solo chi ha valore da scambiare, valuta, preziosi, beni importanti, se non ne trae profitto, riesce a sopravvivere.
Al contempo cresce la “Primitività” delle condotte criminali contro la persona: crescono le voci omicidio e violenza carnale. 
La crescita di reati legati a sicurezza ed economia si traduce presto in una produzione ipertrofica della legge penale. Un moltiplicarsi di norme e divieti che inseguono il crescere delle statistiche criminali. Eppure, e nel contempo, si fa elastico il confine tra legale ed illegale nella società.
Nella vita di tutti i giorni, si fa meno certo il giudizio su cosa sia giusto o ingiusto. Il conflitto tra la legge formale e le basilari necessità quotidiane, non più garantite dalle istituzioni, ha conseguenze immediate sulla morale comune. Cresce uno sguardo divergente verso condotte in altri tempi molto stigmatizzate.5

Terzo. Adattamento, è l’esordio sulla scena criminale di persone al loro primo reato, fenomeno che riguarda in particolare la componente femminile e minorile.
Primari propriamente detti perchè persone con un passato di inserimento sociale ordinario e nessuna devianza. Adattamento perché comportamenti resi necessari dal contesto.
Conseguenza diretta della riduzione delle opzioni lecite di sopravvivenza è l’adozione di pratiche illegali, criminali. Pratiche di adattamento al contesto di scarsità e poche opportunità: perdita del lavoro, unioni di convenienza, diminuzione di beni non sostituibili, responsabilità a cui ottemperare in condizioni di difficoltà crescenti. Anche per queste ragioni aumenta la delinquenza minorile, a cui si aggiunge il venire meno di scuola e strutture educative ordinarie. Se poi è guerra, l’oscuramento ed i ricoveri di sicurezza per proteggersi diventano occasione per “furti e cattiva condotta sessuale”. Ma l’effetto più duraturo è sui bambini in età 4–5 anni. E, i n questo scenario di disorganizzazione generalizzata, allo sfollamento di masse crescenti dai centri urbani o esposti a pericolo crescono i conflitti culturalmente fondati tra città e campagna.6

Quarto. Infine, cessato il conflitto, è la permanenza degli effetti criminogeni e dei relativi costi sociali che per molto tempo influenza la riorganizzazione sociale, cosi come duratura sarà la permanenza degli effetti psicologici da trauma e le conseguenti inabilitazioni.7

L’ambiente determina il crimine

Questa evoluzione temporale indica dunque una relazione diretta tra il crescere della disorganizzazione e l’affermarsi del crimine.
In questo studio, il crescere del crimine non è conseguenza di un collasso morale collettivo, della scelta di moltitudini di operare il male e neppure di un crescere incontrollato di reati che causano a loro volta una crisi di sistema.8
Questo lavoro sembra dire che un conflitto capace di minacciare la vita istituzionale e sociale dimostra la influenza dei fattori ambientali nella produzione della criminalità e delle sue forme.
Fattori ambientali sono i fattori esterni all’individuo, alle sue capacità o vincoli.9 Sono lo stato di salute della comunità nel suo insieme. Dal punto di vista politico sono la buona funzionalità delle istituzioni che si occupano di istruzione, lavoro, salute, sicurezza, così come della percezione di benessere che hanno i consociati, di potersi proiettare nel futuro, ….10

Nel dibattito quotidiano, motivato dalla ‘cronaca nera’, i fatti eclatanti che catturano l’attenzione fanno pensare a una incapacità di mettere ordine, di garantirci sicurezza.11
Guardando alla storia recente dell’Italia, che accadrebbe se un cartello di criminalità organizzata si affermasse nella sfera politica ed economica?12 Se avessimo di nuovo una stagione di stragi cogestite da settori dello Stato e dal crimine, da influenze malevole di Governi stranieri e serissimi tentativi di golpe?13

le fasi lette in avanti descrivono i reati, all’indietro le istituzioni

Letti in avanti, messi in fila nel loro divenire, i quattro stadi raccontano dunque quando, quanto e quali crimini un conflitto estremo, qui la guerra, produce per certo in una nazione.
Letti a ritroso, riavvolgendo il nastro, raccontano cosa sarebbe meglio ci fosse prima che un conflitto vitale ci investa: evitare l’indebolirsi delle funzioni esistenziali per cui le istituzioni stanno: tutela della salute, del lavoro, dell’istruzione, della sicurezza, dell’ambiente, delle libertà fondamentali, comprendere le mutevoli esigenze sociali, rifuggire da tentazioni autoritarie.14

Del resto sembra intuitivo, e valido per l’oggi:
La cementazione ideologica (stadio 1) si fa tanto più acritica quanto più il pluralismo dell’informazione è fragile, le organizzazioni di tutela di interessi sono silenziate oppure sono compiacenti, funzionali agli assetti di poteri esistenti. E l’effetto di questo sentire sarà tanto più inconsistente quanto più, possiamo immaginare, le divergenze, le alternative, vengano tacitate ;
La fase predatoria (2) ha buon gioco se i controlli pubblici, specie in materia ambientale, fiscale ed economica, partono già indeboliti per scarsità di risorse, per scelte settoriali di cooptazione del consenso in danno di altre, per ostilità ideologica nell’eterno dibattito se più Stato o più mercato15, per mancanza di una consolidata cultura del bene comune.
L’adattamento (3) dichiara che la coesione civile è compromessa in settori strategici del vivere. Il comune sentire vira verso l’incertezza quando la percezione diffusa è che le istituzioni pubbliche e private non operino l’interesse generale, interesse tutelato dagli organi di vigilanza e controllo, la magistratura, specie contabile, le branche specializzate della polizia, e, non da meno, i gruppi di solidarietà sociale, il terzo settore in generale;
la permanenza (4) si prolunga dove non ci sono anticorpi sufficienti, la selezione delle possibilità di vita quotidiana non è uguale per tutti, la cura e la accoglienza della vittima non è sistematica, ma in un qualche modo selettiva.

Opinioni recenti

Opinioni molto recenti, non del 1965, seguono proprio questo filo di pensiero: in una cornice stabilmente democratica, organi di controllo efficaci e norme adeguate sono ambiti di tutela della stabilità del sistema oltre che di generale equità insieme ad un diffuso consenso sulla tutela dei beni comuni.16

Possiamo dir così: a grandi linee è prevedibile il tipo, la durata e la gravità dei crimini che ci aspettano in condizione di crisi generalizzata. E questa previsione è dipendente dalla forza o debolezza delle istituzioni di cui disponiamo in tempi pre-crisi.
Crisi o no, i crimini sono eguali, ma è il loro significato che cambia. Sistemi sociali con istituzioni democratiche sono meno esposti al cambiamento della percezione di cosa sia criminale, alla propaganda interessata, a ridursi ad accettare comportamenti prima negati.17

Insomma, una corrente importante di pensiero, tra criminologia e scienza della politica, che va da metà novecento ad oggi, ci ricorda che le nazioni, i nostri sistemi sociali, gli Stati, dipendono dal grado di salute delle nostre democrazie liberali.18

Gli Stati sono il fattore criminogeno

Pragmatiche, meno ideologiche nei presupposti, vi sono però altre prospettive che chiedono di essere considerata.
Tradizionali e no, ibride o per procura che siano, le guerre sono fatte dagli Stati.
Sono essi, essenzialmente, gli operatori criminali e la causa criminogena. Come è stato notato, da questo punto di vista la guerra è prima di tutto un crimine di Stato.19
Chi vede i comportamenti concreti operati dai soldati o dalle milizie rappresentative di una qualche entità politica, non può dubitare della varietà di comportamenti criminali così perpetrati perchè richiesti, incentivati ed applicati come parte della strategia bellica di cui sono responsabili i legittimi decisori politici e militari.20

Ne parleremo con miglior dettaglio dettaglio nei successivi post. Ma è immediato trovare congruenze nella cronaca: la Federazione Russa contro l’Ucraina, Israele contro la Palestina, qui intesa come entità politica riconosciuta dall’ONU,21 Hamas contro lo Stato di Israele.
E non cambia il punto il fatto che poi i carnefici, quelli che concretamente eseguono gli ordini, siano esecutori solerti, molto lieti di operare anche oltre gli ordini ricevuti, quanto a ferocia e crudeltà. Dai volonterosi impiegati in carriera che compongono i battaglioni delle SS naziste, agli assassini per divertimento dell’assedio di Serajevo, ai felici piloti in remoto di droni nella guerra contro l’Ucraina. Attitudini di cui Hannah Arendt ha scritto parole definitive e ben oltre il cosiddetto ‘Effetto Lucifero’.22

Infine, ammessi entrambi i punti di vista, peraltro distanti: il vecchio criminologo e le riflessioni odierne di Cartabia e Violante da un lato e la criminologia più recente dall’altro, su un punto le due prospettive sembrano convivere: le forme del crimine che si avverano in prossimità o nel corso delle guerre sono predicibili. Sono evidenze storiche, fatti che generano e costituiscono le vittime a cui questi post guardano.

Il crimine come norma

Entrambi i punti di vista ci indirizzano alla stessa conclusione: le forme del crimine che i quattro stadi tracciano non sono eccezioni, non sono devianza. Sono norma, in tutti i sensi, formale e materiale.


[Hussein Chalayan. 1999. Collezione After Words. dal minuto 14:12 circa]23

fermo immagine. tre modelle vestono gli abiti di hussein chalayan. 1999. collezione after words (2023(.
il video va visto Dal minuto 14:07 circa

-> Questo è il quarto post di una serie dal titolo ‘Sotto la Guerra’. Ad oggi, sono stati pubblicati i sottotitoli: 00 — Introduzione02 Comunità e crimine; 06 Deumanizzazione;

Ricordo che ogni post è organizzato su due livelli: il testo immagina un lettore tipo di 17 anni, al terzo anno delle superiori; il testo più le note un lettore universitario o con competenze professionali. La parte audio è per chi ha difficoltà di lettura, qui le note non vengono lette. Per altri aspetti di metodo vedi alla Introduzione <-


  1. Bill Evans. 1958. Peace Piece è il brano che accompagna il post, scelto per pertinenza con il testo, è stato selezionato con Claude® con queste ragioni: “Costruito su un ostinato che non si risolve mai armonicamente, resta in sospensione interrogativa. non conclude, chiede..”
    ↩︎
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Hermann_Mannheim.
    Mannheim, Hermann. 1975. Trattato di criminologia comparata. Vol. 2. Torino: Einaudi.
    Per ragioni di leggibilità il testo si sviluppa sulle tesi di Mannheim, salvo le conclusioni in cui si attualizza all’oggi il senso delle ipotesi dell’autore. Nelle note invece il ragionamento è più articolato. viene introdotta la attualità. Sono richiamati tesi ed autori che riflettono sull’oggi su temi affini. Nelle note il discorso è più tecnico e aggiornato.
    ↩︎
  3. Ivi. p. 661.
    per dovere didattico, diciamo così, va ricordato che altri autori danno spiegazione alternativa. Il calo che si registra sarebbe dovuto a cambiamenti nella struttura della popolazione e a miglioramento delle condizioni economiche, non a fattori emotivi 
    ↩︎
  4. Di questo meccanismo, volto al negativo, tratta anche il post Sotto la Guerra. 06, Deumanizzare. Inoltre vedi anche la nota 14 in Sotto la guerra. 02, Comunità e crimine
    ↩︎
  5. Mannheim, Hermann. 1975. Trattato … op. cit. p. 662
    ↩︎
  6. Ivi. pp. 663–664
    Grimoldi, Mauro. 2024. Dieci lezioni sul male – I crimini degli adolescenti. Milano: Raffaello Cortina. il primo capitolo e pag. 34 e ss Per quanto alla questione minorile, ai meccanismi mentali dell’adolescenza, alla rilevanza di strutture educative sapienti,
    ↩︎
  7. Mannheim, Hermann. 1975. Trattato … op. cit. p. 665; per la delinquenza minorile il fattore di crescita è stato valutato al 140% per il periodo 1939–1943. Invece, per quanto agli effetti psicologici a lunga scadenza sempre Mannheim, Hermann. 1941. War and Crime. Londra: Watts & Co. pp. 72–74 
    ↩︎
  8. Temelkuran. Ece. 2019. Come sfasciare un paese in sette mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura. Torino: Bollati Boringhieri
    Fraser, Nancy.. 2023. Capitalismo Cannibale; Come Il Sistema Sta Divorando La Democrazia, Il Nostro Senso Di Comunita E Il Pianeta. Bari-Roma:Laterza. pp. 104 e ss
    Per altro, quando si comincia a parlare di collasso morale è sempre meglio essere vigili. Chi lo sostiene, anche se non lo dice apertamente, sostiene contemporaneamente che la propria morale sia quella giusta. Premessa di ogni dittatura, perchè di ogni dittatura è il ricorso a primogeniture morali, condanne morali, investiture divine, eccetera
    ↩︎
  9. In generale si intende un insieme di fattori, economici, culturali, sociali in senso ampio, dall’urbanistica alle relazioni materiali tra gruppi, eccetera. Talvolta si è proposta la preminenza di uno di questo fattori su altri.
    ↩︎
  10. Fassin, Didier. 2018. Punire. Una passione contemporanea. Milano: Feltrinelli.
    In varie epoche, e per decenni, si era creduto (propagandato, meglio detto) di aver scoperto ‘La causa’, l’eziologia, del comportamento criminale. Il motivo apicale, capace di spiegare presenza e diffusione del male, del comportamento abietto.
    Gli eventi mostrano il contrario. Da tempo ci si è convinti che cercare una causa non abbia molto senso. E nel frattempo è stato notato come non sia così pacifico definire cosa sia deviante o criminale, non esistendo un comportamento che possa essere giudicato criminale in assoluto, neanche l’omicidio… Ma, anche a voler trascurare questo particolare, ci si è convinti che non esiste una sola causa, quanto piuttosto una molteplicità di con-cause, contemporaneamente operanti, e per altro variabili secondo latitudine e momento storico.
    ↩︎
  11. Cartabia, Marta, e Luciano Violante. 2026. La democrazia non esiste in natura. Lezioni di storia politica in difesa dei valori comuni. Torino: Bollati Boringhieri, pp. 14–17.
    Temelkuran. Ece. 2019. Come sfasciare un paese in sette mosse. op cit. cap. 4 in particolare

    In particolare, Cartabia e Violante osservano che le informazioni prodotte dall’ambiente digitale sono additive e non narrative: si accumulano ma non si compongono in un racconto, perché prive di un legame storico che le tenga insieme. La memoria collettiva, scrivono, rischia di ridursi a un archivio saturo e senza trama — “un disco fisso pieno zeppo d’informazioni d’ogni tipo” — un ordine numerico che frammenta l’esperienza invece di darle forma. A questo si aggiunge che la comunicazione online, solo apparentemente spontanea, è esposta a manipolazione algoritmica: fake news, filter bubbles, echo chamber e ingerenze straniere — specie in campagna elettorale — degradano il dibattito pubblico. Gli autori segnalano il rischio di un individuo sempre più isolato in rete e eterodiretto da tecnologie pervasive capaci di orientare il comportamento in modo opaco, confondendo reale e artificiale — un rischio non solo commerciale ma politico, come mostrato dal caso Cambridge Analytica.
    ↩︎
  12. Si legga in questo senso l’ampia produzione di riflessioni, testimonianze e testi sulle mafie, da Libera a Gratteri. Per es.
    Nicaso, Antonio, e Nicola Gratteri. 2022. Fuori dai confini. Milano: Mondadori. Degli stessi autori:(2009). Fratelli di sangue. Milano: Mondadori. Gratteri, Nicola, Antonio Nicaso e Paolo Di Giannantonio. 2025. “Lezioni di mafie”. Roma: La7 . Registrato presso il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre.
    Per quanto a Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie vedi al sito e, in particolare, qui
    ↩︎
  13. Deaglio, Enrico. 2011. Patria 1978-2010. Il Saggiatore. Dello tesso autore:  Indagine sul ventennio. Milano: Feltrinelli.; C’era una volta in Italia. Gli anni ottanta. p. 62-63 in part.. e, per tutti, passim
    Beccaria, Antonella. 2024Golpe di Stato Neofascisti, servizi segreti, P2: tutti gli attacchi a una Repubblica incompiuta. Roma: PaperFIRST by il Fatto Quotidiano
    Facchini, Alice. 2026. “Come si fa memoria di un evento come il G8” in Il Post del 19/7/26 e bibliografia ivi.; vedi anche l’intervista a Placanica, Mario sul medesimo quotidiano, a questo link.
    Limiti, Stefania. 2022. Potere occulto. Roma: Chiarelettere.
    ↩︎
  14. Greco, Tommaso. 2025. Critica della ragione bellica. Bari-Roma: Laterza. p. 45 e ss è in sintonia, mi pare, con le argomentazioni di Cartabia e Violante, quando propone la interdipendenza tra diritto internazionale e diritto nazionale.

    Uno dei ricorrenti motivi di lamentela verso lo Stato è l’osservazione che il proliferare di leggi ed organismi di controllo ostacoli la progressione della economia e, in definitiva, il benessere generale. E’ l’idea che interseca la convinzione che il mercato sia il miglior regolatore di se stesso e che la crescita del sistema economico si traduca automaticamente in maggior benessere generale. La ricchezza si redistribuirebbe per automatismo. Una “mano invisibile” che opera al di là dell’egoismo del singolo. Idee antiche, sei-settecentesche, per dire che ciclicamente riaffiorano contando sulla ignoranza storica, essenzialmente.
    Sul banco dell’accusa sono l’esistenza o il proliferare delle leggi. La regolamentazione che ostacola il libero affermarsi dell’economia. E’ pur vero -sempre in generale- che una norma viene prodotta perchè un luogo della vita associata ha bisogno di una regola, cioè una mediazione tra interessi divergenti regolati all’interno di procedure che rendono il conflitto prevedibile nella sua evoluzione. Un ambiente di lavoro sicuro, salari concordati, pensione certa, libera concorrenza in economia, tutela sanitaria e operatori qualificati, scuola accessibile e docenti titolati, gestione corretta dei soldi pubblici. Esempi tutti realizzati da leggi e tutelati da organi di controllo.
    ↩︎
  15. Berlin, Isaiah. 2003. Il potere delle idee. Trad. G. Ferrara degli Uberti. Milano: Adelphi. p. 175 e ss.
    ↩︎
  16. Anche per questo, hanno creato dibattito i drastici provvedimenti di eliminazione, non di riforma, di norme e relativi organi di controllo in giro per il mondo. Eclatanti per dimensione e sistematicità l’Argentina e gli USA: “… Trump compra e vende le azioni di aziende che operano in settori regolati dal governo, quelle di cui riceve gli amministratori delegati alla Casa Bianca, o che si porta in viaggi come quello in Cina degli ultimi giorni. Non sono le mosse di un signore di ottant’anni che presidia il valore del proprio patrimonio, ma di uno speculatore che abusa di informazioni privilegiate. Sono le mosse di un criminale finanziario…” così Feltri, Stefano., (01/06/2026) nella sua Newsletter Appunti;
    “Una clausola inserita in un accordo più ampio stabilisce che il governo federale sarà “per sempre escluso” dal perseguire contestazioni fiscali contro il presidente Usa, i suoi parenti e le sue attività economiche. Gli esperti sollevano dubbi sulla legittimità dell’intesa, definendola “abuso del sistema giudiziario” Molinari Elena,(20/05/2026) in Avvenire;
    “CFTC [Commodity Futures Trading Commission], … a settembre 2025 ha approvato ufficialmente l’attività di Polymarket nel mercato statunitense, proprio pochi giorni dopo l’ingresso di Donald Trump Jr. nel comitato consultivo della compagnia, in cui ha investito circa 10 milioni di dollari…” Crescenzi, Chiara., ( 06/05/2026) “Polymarket e i pericoli dei mercati predittivi” in Guerre di Rete;
    “L’emergenza climatica negli Stati Uniti non esiste più, almeno dal punto di vista legislativo. Trump ha eliminato le norme anti-inquinamento che riguardavano auto e camion” AGI(13/02/2026) [enfasi nell’originale];
    “Lo aveva promesso ed ecco quindi che è arrivato, tra i primi decreti esecutivi emanati dalla seconda presidenza di Donald Trump, quello che cancella l’acquisizione automatica della cittadinanza per i figli di migranti irregolari nati sul suolo americano” Muzio, Matteo., (23/01/2025) Il Foglio;

    A titolo di esempio per quanto all’Italia vedi la riduzione dei poteri connessi alla riforma della Corte dei conti (Legge n. 1 del 7 gennaio 2026) e al parere ufficiale delle Sezioni Riunite della medesima Corte (Parere n. 4/2025/CONS) e Delibera n. 27/SSRRCO/AUD/2026 (Sezioni riunite in sede di controllo).
    *“Buone norme sono indispensabili, ma non reggono se non esiste un ethos democratico che le sostenga, e l’ethos, a sua volta, si indebolisce se le leggi non lo proteggono. Leggi e costumi, in democrazia, vivono in reciproca dipendenza: la corrosione delle une trascina con sé gli altri”. Cartabia, Marta. Violante, Luciano. 2026. La democrazia non esiste in natura.. op.cit. p 26

    Interessante la riflessione del neo-direttore del quotidiano La Repubblica: “…Ma quando diciamo che questa destra è pericolosa, è proprio in vicende come quella di Roggero che possiamo dimostrarlo … Lo vediamo quando vengono messi in discussione principi fondamentali dello Stato di diritto; quando si interviene, sull’onda dell’emozione, per modificare le norme sull’imputabilità dei minori; quando si inventano nuovi reati ad hoc semplicemente perché un fatto di cronaca spinge a riscrivere, ogni volta, un pezzo di codice penale, inseguendo l’emergenza del momento e moltiplicando nuove fattispecie di reato.
    Tutto questo rivela una cultura del diritto che tende progressivamente ad azzerarsi, o, peggio ancora, un atteggiamento di sostanziale disprezzo nei confronti dello Stato di diritto” estratto dal discorso di insediamento di Cappellini Stefano alla redazione del quotidiano, da Giorgio Dell’Arti, Anteprima. la spremuta di giornali, nr. 31/07/26. [il link Roggero è stato aggiunto qui. NdR]
    ↩︎
  17. Tendono cioè alla invarianza semantica e cognitiva su aspetti fondamentali e sono in grado di com/prendere il nuovo che avanza. In questo senso sistemi politici stabili e progressivi, non reazionari.

    Sul punto mi pare un buon esempio citare il provvedimento con cui il governo spagnolo ha regolarizzato la presenza di 500.000 stranieri (forse 1.000.000, le cifre variano molto secondo le fonti, ma qui interessa la decisione più che l’entità, seppure di per sé importante). Un provvedimento di opposta tendenza alla maggioranza delle politiche degli stati di Europa sul punto. Lo scopo manifesto: rispondere all’invecchiamento demografico, integrare i lavoratori sommersi nel sistema di Previdenza Sociale e rafforzare il gettito fiscale del Paese. Per quel che qui conta è differente la definizione di migrante che da una o dall’altra prospettiva consegue e dunque le retoriche, la legittimazione, delle pratiche di respingimento.

    Il caso della regolarizzazione dei migranti in Spagna è anche -a mio parere- una messa in discussione delle narrazioni sulla società liquida e correlate conseguenze ipotizzate da Baumann nei suoi ultimi lavori.
    Da un altro punto di vista si capisce l’importanza della gestione dell’informazione. la gestione dell’informazione è uno strumento di potere tanto importante quanto le leggi in tempo di pace o le armi in tempo di guerra.

    Un fatto non è tale se non viene raccontato. E un fatto raccontato non coincide necessariamente con il fatto storico. Cito a memoria, e forse erro anche l’attribuzione, ma il senso comunque lo sottoscrivo: De Mauro, direttore de L’Internazionale in un editoriale del 2025 (?) ebbe a scrivere che la decisione su quale evento fa notizia — su dove operare il taglio in una sequenza di eventi correlati — è già una decisione di potere. Chi la prende, e secondo quali criteri, determina ciò che la popolazione vede e ciò che non vede. Su questione affine torna spesso “Charlie, Newsletter” de Il Post [qui il link al 16/02/2025].

    Nei momenti alti del conflitto sociale, nella lotta per l’accesso ai poteri dispositivi, in guerra, questo meccanismo si radicalizza. La propaganda non è solo un’aggiunta alla comunicazione — tende a diventarne la forma normale. E la propaganda produce effetti criminogeni propri: orienta la violenza, definisce chi è bersaglio legittimo, costruisce il contesto in cui certi reati diventano possibili o addirittura necessari. Il collegamento è diretto: quando la retorica riduce il nemico a qualcosa di non umano, i reati violenti contro di lui non sembrano più reati. Sembrano atti dovuti. E’ una delle tesi del post Sotto la Guerra. 06, Deumanizzare.
    ↩︎
  18. Greco, Tommaso. 2025. Critica della ragione Bellica. Bari-Roma: Laterza. pp 47 ss in particolare e blibio ivi citata. Testo da confrontare con Canfora, Luciano. 2024. Dizionario politico minimo. Roma: Fazi editore voce “Guerra” p. 48, anche per la nota 17 qui.
    ↩︎
  19. McGarry, Ross, e Sandra Walklate, (a cura di). 2016. The Palgrave Handbook of Criminology and War. Londra: Palgrave Macmillan;
    McGarry, Ross, e Sandra Walklate. 2019. A Criminology of War? New Horizons in Criminology. Bristol University Press.;
    Morin, Edgar. 2023. Di guerra in guerra. Dal 1940 all’Ucraina invasa. Trad. Riccardo Fedriga. Milano: Raffaello Cortina. libro che è l’ispiratore di questa serie e che verrà citato spesso.;
    Colombo Alessandro. (2026). “Il vizio dell’impunità“, Milano: Casa della Cultura di Milano il 2/4/26.
    Sul punto torneremo con successivi post con riferimento alla criminologia critica
    Il magazine israeliano +972 ha condotto una ampia ricerca che ruota attorno al parametro militare di “NCV”, ben descritto da wikipedia, (Noncombatant Casualty Cut-off Value): “…is a military rule of engagement which provides an estimate of the worth placed on the lives of non-combatants, i.e. civilians or non-military individuals within a conflict zone…”
    L’inchiesta di +972 riporta una testimonianza eloquente:
    “Nothing happens by accident,” said another source. “When a 3-year-old girl is killed in a home in Gaza, it’s because someone in the army decided it wasn’t a big deal for her to be killed — that it was a price worth paying in order to hit [another] target. We are not Hamas. These are not random rockets. Everything is intentional. We know exactly how much collateral damage there is in every home.” e poichè la guerra è logica e perversione: “..Intelligence sources who spoke to +972 and Local Call similarly claimed that in many cases Hamas “deliberately endangers the civilian population in Gaza and tries to forcefully prevent civilians from evacuating.” Two sources said that Hamas leaders “understand that Israeli harm to civilians gives them legitimacy in fighting.””
    Yuval Abraham. November 30, 2023, “‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s calculated bombing of Gaza. Permissive airstrikes on non-military targets and the use of an artificial intelligence system have enabled the Israeli army to carry out its deadliest war on Gaza, a +972 and Local Call investigation reveals”.
    ↩︎
  20. Greco, Tommaso. 2025. Critica della ragione bellica. Op. cit. p. 10 e ss
    ↩︎
  21. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro attraverso la Risoluzione 67/19, approvata il 29 novembre 2012.
    In precedenza, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) deteneva lo status di entità osservatrice (accordato con la Risoluzione 3237 del 22 novembre 1974).
    ↩︎
  22. Browning, Christopher R. 2022. Uomini comuni. Polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia. Torino: Einaudi.
    Gavazzeni, Ezio. 2026. I cecchini del weekend. L’inchiesta sui safari umani a Sarajevo, Roma: PaperFirst.
    Arendt, Hannah. 2013. La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme. Milano: Feltrinelli. in part pp. 165 e ss; inoltre “…alla fine della seconda guerra mondiale tutti sapevano che i progressi tecnici compiuti nella fabbricazione delle armi rendevano ormai “criminale” qualsiasi guerra” p. 292; e, infine, ” …il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali” p. 313
    Zimbardo, Philip. 2008. L‘effetto Lucifero: Cattivi si diventa? Come persone buone diventano malvagie. Milano: Raffaello Cortina.
    ↩︎
  23. [Hussein Chalayan. 1999. Collezione After Words. dal minuto 14:12 circa]. Sfilata ispirata ai rifugiati politici e alle fughe rocambolesche in tempo di guerra. Le modelle che indossano ‘abiti-struttura’, e trasformano i coprisedili e i mobili della scena in valigie e vestiti per sopravvivere alla distruzione dello spazio.

    Per ragioni tecniche il link a YouTube non compare su cellulari e tablet, per questo vengono replicati qui.  La Bibliografia sulla moda è in aggiornamento
    ↩︎

– Last Updated on 31.08.26 by wv

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