[Dmitrij Šostakovič – Quartetto per archi n. 8 in Do minore, Op. 110 (V Largo). Apple; Spoify]1
Recente e interessante, il libro di Cartabia e Violante insiste molto sulla importanza del disporre di istituzioni democratiche in salute, entro lo Stato rappresentativo. Tra preoccupazioni (Cartabia) di erosione carsica della sostanza della democrazia rappresentativa e puntualizzazioni (Violante) sul ruolo di collante e argine svolto dalle istituzioni che formano lo Stato di diritto in Italia, il libro è un utile manuale di scienze politiche ad uso di chiunque. Non dimenticano, gli autori, che a Istituzioni forti devono corrispondere adeguati costumi, diffusa morale. L’una regge l’altro, per dir così.2
Eppure è un libro che non regge le stragi di cui lo Stato fu in sue parti attivo co-produttore, così come non regge la fiducia nelle norme internazionali di regolazione tra Stati, se le stragi furono un insieme di attori anche al servizio di interessi terzi, di altri Stati, o governi. La storia del ‘900, italiana e no, è storia di colpi di stato, di influenza etero-diretta, di stragi di gente comune.
2 agosto 1980: chi posa la bomba della strage è un gruppo di fascisti, eterogeneo per appartenenza. Chi finanzia -in dollari, estero su estero- è un gruppo eversivo composto da banchieri, militari, giornalisti, deputati, funzionari dello Stato e crimine organizzato. Chi costruisce indicazioni per fuorviare, chi nasconde o manipola le informazioni che permettano di capire il chi e il perchè della strage, sono parti apicali della società italiana e del potere pubblico.3
2 agosto 2026: la produzione di nuovi o peggio puniti reati con attenta esclusione dei colletti bianchi a cui va la depenalizzazione di comportamenti inappropriati e un profluvio di condoni fiscali, Il ricorso alla decretazione di urgenza, le decisioni su scelte nazionali prese nelle segreterie dei partiti e non in parlamento, le decisioni di politica internazionale decise per promozione del consenso o per occultare impegni militari oltre confine, la riduzione dei partiti politici a espressione di interessi economici aziendali o di area territoriale, una legge elettorale che impedisce la scelta del candidato, sono esempi concreti della erosione non proprio carsica della democrazia.
La strage di Bologna è una tappa delle molte che nella seconda metà del ‘900 italiano tentarono la sovversione delle istituzioni. Non la forza di istituzioni corrotte permise di sopravvivere, ma la forza di parti dello Stato e di una massa imponente di cittadini mobilitati a propria difesa.
Il degrado istituzionale odierno non è molto dissimile da quello di quegli anni, nel senso di volontà di degradare le istituzioni a tutela degli interessi più deboli. Non ci sono bombe e stragi (ma su genere, migranti e lavoro non cessano, e appunto) e il recente referendum costituzionale ha certificato che una parte appena maggioritaria è consapevole (o attivabile) delle possibili perdite in gioco.
- Quartetto per archi n. 8 in Do minore, Op. 110, Composto e Dedicato “alle vittime del fascismo e della guerra”
↩︎ - Cartabia, Marta; Violante, Luciano. (2026). La democrazia non esiste in natura. Lezioni di storia politica in difesa dei valori comuni. Torino: Bollati Boringhieri.
↩︎ - Da ultimo la sentenza della Corte di assise di Bologna. Tra i molti, i libri di Enrico Deaglio; per una panoramica (Patria 1978-2010. Il Saggiatore e, per Feltrinelli: C’era una volta in Italia – Gli anni settanta; C’era una volta in Italia. Gli anni ottanta; Indagine sul ventennio.
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– Last Updated on 17.08.26 by wv
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