Bisogna difendere questa non equa, insoddisfacente, democrazia liberale in cui viviamo.
L’orizzonte volge al peggio.
Con gli strumenti che si ha, con le competenze che si ha, si fa urgente la riflessione sul nostro passato per costruire un impegno attivo contro questa deriva nazional socialista.
Poiché riguarda tutta l’Europa e oltre, significa che un motore, un processo, una struttura, è in essere.
Questa struttura che diviene egemone è foriera di guerra, comunque di impoverimento per chi già fatica. Eppure li vota!
Questa struttura è vincente, è un fatto. Non abbiamo saputo opporre intelligenza e progetto. Prima ancora non abbiamo saputo criticarci.
Dovremo lasciare la comoda certezza degli anni passati. Dovremo criticare il nostro passato, sia collettivamente come insieme di sistemi sociali, sia individualmente come imperfetti consapevoli di sè. Dovremo avere strumenti intelligenti e progetto da proporre.
In mancanza di alternative dovremo sostenere partiti che non apprezziamo, apparati burocratici di cui diffidiamo. Èlite poco capaci nel proprio ruolo.
Come vado scrivendo in ‘Sotto la guerra’, a me pare un avvio di critica difendere puntualmente, attivamente, le strutture di welfare e di controllo pubblico di cui disponiamo e che vengono erose nei poteri dispositivi e nella fornitura di servizi. E mostrare i modi che ci ingannano.
Mostrare come alcune fasce sociali siano costruite contro altre, attraverso una politica fiscale ora di privilegio ora di condanna, così da strutturare gruppi antagonisti per interessi particolari, corporativi, in luogo di un interesse generale, cooperativo.
Mostrare le tecniche di cooptazione del consenso; L’utilizzo di retoriche antidemocratiche; di privatizzazione dei ruoli pubblici. Di riduzione della qualità dei mezzi di informazione e di chi se ne occupa.
Mostrare come il governo dei corpi sia mezzo di gestione del consenso: migrazione come minaccia, depotenziamento del diritto di disporre del proprio corpo, riduzione di scelta e di cura, compressione delle diversità, delle minoranze. Corpi, prima delle idee.
Elementi alla apparenza eterogenei sembrano trovare una felice sintesi nella messa in discussione delle democrazie come le conosciamo, dell’una testa un voto, dell’uguaglianza.
Come detto da giuristi, sociologi, economisti, da metà degli anni settanta, le società, sommariamente omogenee per alcune strutture fondamentali, sono evolute in sistemi sociali e sottosistemi di interessi.
Può darsi che una cifra di tutto questo sia la liquefazione delle identità individuali e delle relative morali o modi di organizzare valori e stare nel mondo, e la disorganizzazione sociale: la compromissione del patto costituente come pensato nel ‘700 europeo per quanto alle identità collettive.
Che così fosse dunque sapevamo e non abbiamo costruito efficaci contrafforti.
AFD, UK Reform, Rassemblement National, Freiheitliche Partei Österreichs, PVV, VOX e altri attori che aspirano al controllo della risorsa pubblica, sono il conto che paghiamo: niente scuola per tutti, niente welfare per tutti, niente partiti, niente lavoratori salariati, niente minoranze qualsiasi esse siano, un inno nazionale, un dio. E, per tutti, l’opzione della guerra. In Europa, tra europei e no.
– Last Updated on 06.09.26 by wv
Views: 16
