Macbeth, si è autori del proprio destino

Estratto della introduzione di G. BULLA

«Questo corteo durerà fino al giorno del Giudizio?»1: Macbeth o l’inutile dialettica del potere, p. 7

… Eppure – e questa è la massima conquista psicologica del dramma – Macbeth resta sempre, riconoscibilmente, lo stesso uomo, adopera lo stesso tipo di linguaggio, è spinto di delitto in delitto non da una sua originaria crudeltà ma da ciò che gli appare come una necessità ineludibile. […] In Macbeth il tema è semplicemente l’ambizione. E sebbene tutte le tragedie di Shakespeare possano essere trasposte in termini di normale vita contemporanea, la storia di Macbeth mi sembra fra tutte la più vicina all’esperienza corrente.

Insomma: Macbeth sarebbe, sì, «la storia di Hitler e Napoleone», ma anche la storia «di un qualunque impiegato di banca che falsifichi un assegno» illudendosi che l’infrazione possa rimanere un episodio circoscritto e che la sua vita s’incanali poi in un corso di rispettabilità. Orwell pensa che, rispetto a quanto avviene in altre tragedie shakespeariane, «la principale attrattiva di questa storia sia la sua essenziale ordinarietà [commonplaceness]. […] Anche se la maggior parte di noi non commette in effetti alcun assassinio, la situazione di Macbeth è più vicina alla vita quotidiana[…] Per ribadire questo quadro di normalità, Orwell si spinge a sostenere che l’introduzione della magia e della stregoneria non sono essenziali: dato che, come in una tragedia greca, lo spettatore è in grado di prevedere da sé l’esito della vicenda, la trama si reggerebbe indipendentemente dalla presenza delle tre Sorelle Fatali («Anziché parlare di stregoneria, un autore moderno parlerebbe probabilmente dell’inconscio di Macbeth»).”

Shakespeare William, Macbeth. Mondadori, Milano. Trad. e introduzione Guido BULLA,

– Last Updated on 01.03.26 by wv

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