Mettiamola così. La questione della violenza di genere, della violenza contro le minoranze non eterosessuali, è un problema intanto maschile.
Nelle retoriche su questa questione, la attenzione, certo giustamente, verte sulla vittima. Alla vittima si propongono consigli per ridurre il rischio. Alle vittime il privato sociale, principalmente ma non esclusivamente, e le strutture pubbliche social assistenziali offrono reti di protezione.
Associazione a tutela delle donne maltrattate, cone altre entità analoghe per finalità, hanno accumulato anni di esperienza e competenze nel trattare le vittime.
Questo detto, sotto il profile della prevenzione e del trattamento, a me pare che la prospettiva più interessante sia assumere che la violenza di genere è intanto un problema del genere maschile.
Esistono in vero anche dati che confermano una vittimizzazione maschile, ma, fatte le tare al numero oscuro e alle metodiche di raccolta dei dati, questo esito vittimario resta un dato marginale.
Se il problema è un problema degli uomini, allora delle due l’una: o è un fatto clinico, biologico, una dover essere geneticamente dovuto, insomma un non poter essere che così, oppure è un fatto antropologico culturale.
Se è un fatto antropologico culturale allora è con gli strumenti della cultura, dunque l’istruzione tanto per cominciare, che si affronta il problema, la causa e non gli effetti.
Ho votato perché questo referendum sia svolto.
https://referendumeducazioneaffettiva.it/firma
– Last Updated on 29.08.26 by wv
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