OMICIDIO

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Comportamento contro l’uomo tra i più gravi. Patrimonio esclusivo della umanità; ai vertici nella gerarchia degli orrori che possiamo commettere.1 

Ci sono molte ragioni per cui condanniamo, ma non sempre, l’omicidio. Molte le ragioni di ordine morale, direttamente imparentate con il credo di molti popoli, le correnti pacifiste laiche che sotto vari nomi hanno percorso il pensiero e pure le ragioni dell’economia borghese, nella fase post-rivoluzionaria.

Per dire il vero, per molto tempo, e anche oggi, le divinità e gli uomini hanno trovato giusto l’omicidio. Tipicamente in guerra, che sia Santa o Comune. In questi casi, omicidio normalmente di massa e allora è strage, genocidio… Graduazione della qualità.

In pace come in guerra, ci sono Stati, (si legga: governi) in cui l’omicidio è riconosciuto come pena destinata ai propri cittadini. È questo uno di quei casi in cui l’omicidio è considerato comportamento accettabile. Conseguenza possibile di un fatto reato.
A fianco della pena del carcere, a fianco di misure variamente restrittive della persona, si contempla l’omicidio del riconosciuto colpevole.
Essendo pena, l’omicidio assume il nome di esecuzione capitale. Capitale perchè, riguardando la testa, il capo appunto, quando è separata dal corpo, fisicamente o in senso lato, è evento irrimediabile. Omicidio, appunto.

In pagine spesso citate di M. Foucault viene ricordato il resoconto di un’esecuzione capitale, a Parigi. È il 1757.2
Un’esecuzione lenta, in cui la scrupolosa e volutamente prolungata sofferenza del condannato a morte è punizione e ammaestramento della potenza del Re (leggi: del governo).
Come sempre, quando serve a consolidare il consenso verso chi governa, l’esecuzione capitale deve essere eclatante, deve avvenire in pubblico, e dare spettacolo.

Non meno importante è il resoconto di come si è svolto l’omicidio per chi era assente, per i posteri. A questo provvede la stampa. L’aspetto importante per il Re (leggi: il governo) è che sia chiaro che il condannato ha dimostrato di accettare la giusta severità della pena e che l’esecuzione è stata severa, ma non sadica, non ingiusta.

Naturalmente, l’ammaestramento, la dimostrazione della potenza del Re (leggi: del governo), è tale se la piazza, gli astanti, gli spettatori, solidarizzano con chi governa e non con il condannato.
Se la piazza solidarizza con il condannato è la legittimità del Re a governare, non solo a commettere omicidio, che viene messa in discussione.
È un caso in cui un omicidio è causa di avversione contro chi governa. È un caso in cui l’esercizio della giustizia provoca la caduta di chi governa.

Di ieri la notizia che l’omicidio a mezzo plotone di esecuzione del colpevole di una strage, in USA, sarà trasmesso in diretta. In Streaming. Un film.
Per volere esplicito del governo americano, tutto il mondo potrà assistervi.3


  1. https://ilchaos.com/poesia/lode-della-cattiva-considerazione-di-se-di-wislawa-szymborska/
    ↩︎
  2. Focault, M. (1976), Sorvegliare e punire. Nascita della prigione. Trad. A. Tarchetti. Torino: Einaudi. p. 5 e ss.
    ↩︎
  3. https://www.nytimes.com/2026/10/08/us/politics/fort-hood-execution-streamed-public.html?searchResultPosition=5
    ↩︎

– Last Updated on 09.10.26 by wv

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